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Wednesday, August 30, 2006

"La Dalia Nera è la mia ossessione"

Parla James Ellroy: il film tratto dal suo "The Blue Dahlia" apre la Mostra
"I miei libri sono fatti di sangue, liquido seminale e napalm"

VENEZIA -
A vederlo così - alto, magro, allampanato, maglioncino di filo rosa sotto la giaccca chiara a righine - potrebbe quasi sembrare un innocuo turista americano, magari di passaggio qui al Lido. Ma osservandolo con attenzione, si capisce bene che non si tratta di un personaggio qualsiasi. Lo sguardo infatti è tagliente, intenso, un po' ironico, a tratti duro. Gli occhi di qualcuno che il lato oscuro lo conosce da sempre: lo ha scoperto, non è fuggito, ha rischiato di perdersi. Trasformandosi in un signore degli incubi, nella voce dell'America più nera. Perché lui è Ellroy, James Ellroy. L'uomo che dice tranquillamente: "I miei libri sono scritti così: sangue, liquido seminale e napalm".

Accolto qui a Venezia come una star, al seguito di "The Black Dahlia" di Brian De Palma (tratto dal suo omonimo romanzo), il grande scrittore non lesina autografi. Intanto accarezza la copertina dell'ultima edizione, Mondadori, del libro ("bellissima", dice). Poi finge di offendersi quando viene definito uno scrittore cult: "Sono molto di più", precisa. E parla anche del suo ultimo progetto: il terzo capitolo della trilogia sul suo Paese. Quella, per intenderci, cominciata dal mitico "American tabloid".

Mister Ellroy, lei ha sempre dichiarato di essere stato morbosamente attratto dall'omicidio, realmente avvenuto, della Dalia Nera...
"E' vero, è una vera e propria ossessione. E anche il libro, tra i miei, è quello che mi ha preso di più. Perché l'ho sempre collegato all'omicidio di mia madre, ammazzata da uno sconosciuto solo pochi mesi prima. Quello della Dalia fu il primo assassinio mediatico della storia americana. De Palma è stato bravo a mostrare questo aspetto, a essere fedele alla mia visione: quella che ha al centro l'ossessione sessuale, e poi la redenzione, del protagonista. Un uomo diviso tra due donne".

Insomma la sua opinione sulla versione da grande schermo è positiva?

"Certo, il film rende giustizia al libro. Isola bene i temi centrali del mio racconto, pur comprimendolo drasticamente. Questo forse è un po' un punto debole, comune all'altra pellicola che hanno tratto da una mia opera, 'L. A. Confidential'. Ma certo non era facile, affrontare intrecci così complessi. Comunque, la fedeltà ai personaggi principali c'è. Insomma, in questo caso - così come per 'L. A. confidential' - sono stato fortunato: ho avuto a che fare con registi di prim'ordine. Che hanno portato un cast di attori talentuosi, e una troupe tecnicamente di grande livello".

Veniamo agli attori. Lei aveva espresso delle perplessità per Scarlett Johansson, l'aveva definita "una Key Lake ancora coi denti di latte"...
"Ma era una frase così, detta con leggerezza, e poi scritta su internet. La realtà è che mentre realizzavo il romanzo, per il personaggio di Key mi sono ispirato a una donna che amavo perdutamente una ventina d'anni fa, una professoressa. E a quel punto qualsiasi attrice diversa da lei mi sarebbe sembrata sbagliata. Invece la mia frase su Scarlett è stata travisata, presa sul serio".

E il protagonista, Josh Hartnett?
"Fisicamente è diverso da come mi ero immaginato Bucky: all'epoca, nell'87, lo avevo descritto in qualche modo somigliante a me. Ma Josh ha fatto un lavoro straordinario, la sua è un'interpretazione fantastica. Senza mai strafare, riesce a sucitare emozioni".

Ci saranno altri adattamenti di suoi romanzi?
"Praticamente tutti quelli che ho scritto sono stati opzionati, ne sono stati venduti i diritti. Ad esempio, 'American Tabloid' è stato acquisito dalla Hbo. E un altro libro, 'White jazz', quasi sicuramente diventerà un film. Ma quando scrivo io non penso per immagini, non lavoro, come dire, cinematograficamente: l'importante per me è solo la pagina da riempire, la parola scritta. Il romanzo deve essere un'opera a sé. Perciò, se anche non dovessero più ricavare film dai miei libri, per me non cambierebbe nulla".

Ora sta lavorando a un nuovo progetto?
"Sì, sto scrivendo il terzo e ultimo capitolo della trilogia dedicata alla storia americana, dopo 'American Tabloid' e 'Sei pezzi da mille'. Questa volta, tratterò il periodo tra il 1968 e il 1972. Ma il titolo ancora non c'è".
(La Repubblica, 30 agosto 2006)