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Tuesday, May 23, 2006

Il codice gratta e vinci

Da un libro noioso, ma condito da spiegazioni pseudo scientifiche godibili (quanto soporifere al cinema) non poteva che nascere una schifezza pietosa. I critici di mezzo globo hanno scritto più o meno "il film è brutto, farà flop", dimenticandosi che per sapere che il film è brutto bisogna prima andarlo a vedere. La critica è ancora più inutile quando si è bombardati per mesi (forse anni) dagli scaffali dei supermercati pieni di saggi confezionati in fretta e furia ("La verità del Codice da Vinci") nonché di clamorosi falsi per ingannare i distratti ("La cospirazione Da Vinci", sic!), senza parlare della pubblicità a reti unificate, dal tam-tam sull'autobus e nei salotti fighetti. O delle mostre anti-film, come quella organizzata in questi giorni a Milano.
Ciò che desta ammirazione è che il Codice Da Vinci è il film che nel primo weekend ha incassato di più nella storia del cinema. E questo grazie soltanto alla grande aspettativa creata dagli esperti di marketing e dallo scrittore Dan Brown, che degli esperti di marketing è il nuovo imperatore assoluto e indiscusso.
Non importa che, quando verso la fine la presunta "erede di Gesù Cristo" tenta di camminare sull'acqua, lo spettatore è invogliato a stringere di due buchi il suo cilicio; non importa che, al risveglio, provi l'intenso desiderio di andare alla toilette a darsi qualche discreta frustata penitenziale. Non importa perchè in fondo questo filmaccio è "il più grande insabbiamento della storia dell'umanità", capace di estorcere sette euro e cinquanta a milioni di persone sparse su tutto il globo. I cattolici non abbiano timore: la messa continua ad avere una marcia in più: almeno, l'offerta è libera.