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Saturday, February 11, 2006

Quando finirà il gas tutti a scaldarsi sul braciere olimpico

Sul giornale californiano Mercury News di ieri, ho letto questo pittoresco commento di un inviato alle olimpiadi di Torino:

«Turin is brown, dirty, muddy, temperate and filled with shabby high-rises reminiscent of Soviet-bloc housing. There is a drab uniformity about the city that has athletes complaining of the surroundings and locals up in arms about the disruption of their lives.»

Questo anonimo cronista sportivo, mi dispiace dirlo, ha centrato in pieno quello che penso della "capitale delle Alpi". Mi scuso con tutti i blogger che vivono a Torino, o sono legati a quella città da qualche rapporto affettivo: ognuno ha le sue città d'elezione, non serve abitarci, non serve neanche esserci mai stati. Ecco, diciamo che per quanto riguarda Torino, non esserci stati aiuta. Ebbi occasione di passarci due lunghi giorni (troppo pochi, obietterà qualcuno; più che sufficienti, contro-obietto io) qualche mese fa. Era un periodo di apatìa che mi ha portato in varie parti d'Italia e d'Europa.
La città era al culmine del casino pre-olimpiade (si scrive maiuscolo, olimpiade?): cantieri aperti ovunque, per dare gli ultimi tocchi a quel "make-up" che a detta di tutti aveva rivoluzionato la città. Figuriamoci com'era prima, ho pensato. Al ritorno, questo ha sicuramente influenzato il mio pessimismo, io e il mio amico ci siamo sorbiti Torino-Padova via *statale*, perchè erano finiti i soldi. Fu colpa mia, e devo ancora farmi perdonare. Ma questa è un'altra storia.
Sarà stato il bancomat non funzionante, sarà stata la pioggia incessante, o il duplice tentativo di accoltellarci previa rapina, o l'atmosfera vagamente Bucarestiana della città, chissà.. quando sono tornato a casa ho baciato il terreno come fa il Papa.

Scusate, non c'entra niente quello che penso della città, sono andato fuori tema. E' più forte di me, se scrivo di qualcosa che ha a che fare con una città che conosco non riesco ad evitare di inserire qualche tiratina nostalgica o, in questo caso, un pollice verso che più verso si spezza il polso.

Sono uscito fuori tema, dicevo. Mettiamo da parte le soviet-bloc houses e passiamo al sodo: l'inaugurazione delle olimpiadi di ieri sera. E' stata la più bella inaugurazione che mi ricordi. Passo sopra, per pietà, sulla bambina vestita da puffo e sulle mucche-rollerblade, ma il resto è stato davvero emozionante. I balletti, la coreografia dei cerchi olimpici, la Ferrari, la staffetta finale della fiaccola con i fuochi d'artificio finali. Bellissimo. Mi sono particolarmente emozionato all'ingresso di alcune squadre. Innanzitutto, l'Austria. Io tifo azzurri, sia chiaro. Ma se a battere l'Italia sarà la mia seconda patria, non verserò una lacrima. Altrettanto emozionante l'ingresso della squadra israeliana. Impossibile non pensare a Monaco. Toccante l'ingresso dei Danesi: c'era proprio bisogno di farli scortare dalla polizia anche durante la sfilata? Infine, applausi per gli USA. Piccola nota al margine per gli Azzurri, che azzurri non erano: perché indossavano quella roba argentata e fighetta da via Montenapoleone??

La conclusione a questo post sconclusionato manca apposta. Continuerò ad aggiungere impressioni nei prossimi giorni.

P.S. Astenersi quelli che "brutto pecorone veneto, Torino è bellissima". Piuttosto, sono bene accetti consigli per godersi meglio la città/non venire più minacciati con armi da taglio e simili/non dover litigare con dei mafiosi al casello/al parcheggio/al bar.

Link: Robinik's Olympic open trackback