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Tuesday, February 14, 2006

Fini cavalcato selvaggiamente da D'Alema

Non ho visto i 23 minuti di balbettìo di D'Alema di cui parla Daw. Il motivo per cui non li ho visti è che la mia televisione era già spenta. Nel confrontarsi con il presidente Ds, Gianfranco Fini era così penoso che non ho saputo resistere. Fatta eccezione per i 23 minuti, che non ho visto, il baffetto ha dominato il leader di An. Di più: l'ha cavalcato selvaggiamente.

Com'è possibile che Fini non abbia detto una cosa una per mettere in difficoltà l'avversario? Non l'ha provocato sul perché non siano stati i Ds, il maggior partito dell'Unione, a candidare un leader della coalizione. Non gli ha chiesto quando esattamente i bombardamenti umanitari abbiano smesso di godere della grazia di D'Alema. Non l'ha bastonato su Unipol.

Come ha risposto Fini all'accusa di ammettere nella Cdl l'estrema destra neofascista? Ha balbettato qualcosa su Caruso e Luxuria, come se una mano lavasse l'altra. Sull'Iraq? Disastro completo. Il nostro è riuscito a far dire a D'Alema, senza contraddirlo, tutta la paccottiglia petrolio-fosforo-illegale. Il quale ben felice ha continuato, disegnando nessi pericolanti tra l'intervento angloamericano in Iraq e la vittoria in Iran di Ahmadinejad. Fini ha controbattuto? Timidamente, e senza risparmiarsi l'enormità di dire che il presidente iraniano è stato eletto democraticamente.

Per alcuni interminabili minuti, ciliegina sulla torta, è sembrato Mentana l'avversario di D'Alema, tanto Fini se ne stava abbacchiato sulla sua poltrona. Era il conduttore a rispondere a tono all'ex presidente del consiglio. Una scena surreale, che mi fa rimangiare un sacco di affermazioni sulla statura da leader del ministro degli esteri, sulla sua competenza politica, bla bla.

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