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Monday, January 16, 2006

Non sono i Pacs il problema della famiglia italiana


Perché pensando ai Pacs (patto civile di solidarietà), viene in mente solo Zapatero? Anche in Gran Bretagna, il paese più moderno d'Europa, le coppie di fatto godono di riconoscimento giuridico, e quindi di diritti civili uguali a quelli delle coppie sposate. Nei paesi scandinavi poi (cioè quelli in cima alla graduatoria per qualità della vita), è realtà da decenni. Anche Bush, pur contrario al matrimonio, è a favore del riconoscimento.
Io sono contrario al matrimonio civile tra omosessuali in Italia. Non perché sia giusto o sbagliato in sè (per me è giusto), ma semplicemente perché la società italiana, a mio modo di vedere, non è ancora pronta. L'Italia ospita la Chiesa cattolica e con essa è legato da profonde radici storiche e culturali. Questa interconnessione tra stato ed entità temporale ha sicuramente giovato molto al nostro paese, ma sta di fatto che in tutto il mondo occidentale se Ruini parla non importa niente a nessuno, mentre da noi ogni parola viene pesata e finisce per trovare posto in qualche agenda politica.
La chiesa (che rispetto, pur essendo laicista) esprime i suoi timori sul destino della famiglia, ma sbaglia in pieno quando indaga la causa di questi timori.
Penso che la famiglia italiana sia effettivamente in pericolo. Ma la colpa non è delle unioni civili. Quelle sono lo spettro che ci viene agitato davanti per distogliere la nostra attenzione dalla vera causa disgregante della famiglia e di conseguenza della società. Un male terribile, drammatico, radicato: i genitori, ai figli, non insegnano ad affrontare i problemi. Fanno finta che non ci siano e basta, con l'illusione pericolosa di rendere le loro vite perfette. Sbagliato: i guai nella vita prima o poi (ma di solito prima) si incontrano, e se si ha una famiglia alle spalle è tutto di guadagnato.