...E ANDIAMO AVANTI!...E ANDIAMO AVANTI!Fratelli d'Italia

Monday, January 30, 2006

Munich

«E' venuto il momento di pensare di ammettere Israele nella Nato. In questo modo, un' eventuale aggressione a Israele, sarebbe un attacco contro tutta la Nato.»
Antonio Martino, Ministro della Difesa


Ieri sera ho visto Munich. E' molto bello, anche se qualche sforbiciata qua e là l'avrebbe reso più godibile. Avevo letto tali e tante critiche, da destra e da sinistra, che mi aspettavo una sorta di agiografia di Arafat filmata da Michael Moore. Al contrario, la Storia, cioé la striminzita parte che riguarda i "fatti realmente accaduti", è rappresentata fedelmente e cinicamente. Ad essa si interseca magistralmente la storia con la s minuscola, quella dei protagonisti, i cinque uomini del Mossad incaricati di punire i mandanti di Monaco. Il capo è Avner/Eric Bana, la cui discesa negli inferi appassiona, fa soffrire lo spettatore, e costituisce in gran parte lo spessore del film. Ottimi gli altri attori, tutti europei: un'inedito Mathieu Kassovitz nerd bombarolo (chissà quato si è fatto pagare per fare l'israeliano), l'inglese Daniel Craig, il tedesco Hans Zischler, gli israeliani Ciaràn Hinds e Ayelet Zorer (menzione speciale per Hinds: sembra Kevin Kostner incattivito da anni di pattugliamento a Gaza). Bravi anche Geoffrey Rush e il francese Mathieu Amalric. Le ambientazioni non dovevano avere grande importanza per il regista: Londra, Roma e Atene sono irriconoscibili e direi quasi intercambiabili.
Il film mostra una versione edulcorata del terrorismo politico palestinese anni '70, ma non si dimentica di sottolineare il punto più importante, la differenza di approccio sulla questione patria di Israeliani e Palestinesi: i primi uccidono i mandanti terroristi per difendere il proprio popolo, in una consapevole ma dolorosa eccezione alle regole democratiche di Israele. Ma non siamo in Israele, e non siamo in pace: dello stato si stanno violando le leggi, ma per difendere i princìpi che di quelle leggi, e dell'esistenza stessa di Israele, sono il fondamento. I terroristi invece, uccidono persone innocenti, applauditi dalle loro famiglie: per loro non si tratta di dolorose eccezioni, ma della prassi. Colpisce che i mandanti se ne stiano nelle loro ville europee a dare feste, con la complicità dell'Europa stessa.
Essere buoni ebrei, era stato insegnato agli agenti, significa prima di tutto essere giusti. Il confine tra essere giusti ed essere uguali alle persone che si uccidono è chiaro, ma oltrepassarlo è facile. Avner pensa di essere ormai refrattario alla violenza, ma si sbaglia: i leader che ha ucciso vengono sostituiti, le rappresaglie della controparte si fanno sempre più sanguinose: la guerra per il diritto di Israele ad esistere si preannuncia lunga, forse senza fine. E il sacrificio che gli è stato chiesto è enorme: dubitare di quello che ha fatto, del sionismo, di Israele, di tutto. Per questo, Avner è un eroe.

L'unica grossa pecca del film, come già detto, è che dura tre ore tre, i terroristi smettono di morire dopo due, e nell'ora rimanente viene la tentazione di armare il proprio Kalashnikov/Uzi e andare in cerca dell'addetto al montaggio.