...E ANDIAMO AVANTI!...E ANDIAMO AVANTI!Fratelli d'Italia

Tuesday, January 24, 2006

Lettera aperta a Stars&Bars

Caro Stars&Bars/Vandeaitaliana.
Rispondo al tuo commento con una lettera aperta, perché mi accorgo che alcune delle considerazioni che farò sono di interesse generale.

Tu citi il regista Zeffirelli come esempio di fervente cattolico che vive con disagio la propria omosessualità.

Prima precisazione: E’ per me pacifica l’esistenza di un disturbo sessuale, identificato dal DSM IV (il manuale dell’American Psychiatric Association, citato più volte a sproposito e qui spiego il perchè), che provoca, a chi ne è affetto, profondo disagio e senso di inadeguatezza, in quanto si manifesta in una condizione di confusione sul proprio orientamento sessuale. Questo disturbo,appartenendo alla sfera psicosomatica, può essere alleviato o curato, e la cura ha lo scopo di portare il paziente a scoprire ed accettare il proprio orientamento sessuale.
La patologia citata nel DSM IV non è, come qualcuno ha frainteso, l'omosessualità, bensì il disturbo (Gender Identity Disorder), che porta a non sapere esattamente che cosa si è: omosessuali, eterosessuali, transessuali, ecc.
Nell’ordine di idee di uno psicanalista, l’omosessualità può anche essere la cura a questo disturbo, se con il riconoscimento di essa il disagio nel paziente cessa.

Cercare di far rientrare tutti gli orientamenti sessuali nella dicotomia eterosessuale/omosessuale è efficace, ma un po’ riduttivo, perché non tiene conto di particolari gusti erotici come il fetish, il BDSM, ecc, che sono trasversali all’orientamento sessuale e in alcuni casi lo scavalcano. Se ogni società condanna alcuni di questi “appetiti” moralmente e talvolta penalmente (pensiamo alla pedofilia nella cultura giuridica occidentale), la scienza medica considera patologiche queste pulsioni soltanto in presenza di una di queste categorie di sintomi:

«The disturbance causes clinically significant distress or impairment in social, occupational, or other important areas of functioning»

«The person has acted on these urges, or the sexual urges or fantasies cause marked distress or interpersonal difficulty»

In tutti gli altri casi, inclusa l’omosessualità, per l’associazione degli psichiatri americani si è sani come un pesce (si continua ad essere malati per le religioni monoteiste, i regimi nazionalisti e quelli comunisti di ogni ordine e grado).

Torniamo al caso di Zeffirelli. In verità esistono molte persone che non riescono ad accettare quello che sono: non mi riferisco soltanto alle preferenze sessuali, ma all'aspetto fisico, all’ammontare del proprio reddito, alle proprie origini, eccetera. Questo senso di inadeguatezza è alimentato dalla società, o meglio dalle sfere sociali con le quali interagiamo nella nostra vita: la famiglia, gli amici, il gruppo parrocchiale, il luogo di lavoro e via dicendo.
Per farci accettare cerchiamo di assomigliare il più possibile al nostro gruppo di riferimento: nel modo di parlare e di agire, nella scelta dei vestiti, persino nella scelta del partner. Essere accettati dà sicurezza in se stessi e tutti, in varia misura, ci omologhiamo al nostro gruppo, per continuare a farne parte.
Però nella vita bisognerebbe essere fieri di se stessi ogni volta che si fa del bene a qualcuno, e non esserlo quando si fa del male. Si può fare quello che si vuole, con due limiti fondamentali: il primo è innato, e ci porta a scegliere ciò che consideriamo bene piuttosto che ciò che consideriamo male. Il secondo è derivato dall’iterazione sociale con gli altri individui del gruppo, e recita: «la nostra libertà finisce dove comincia quella degli altri», dove per libertà si intende la libertà di esercitare un diritto. E’ da sciocchi vivere nel rimorso e nel pentimento senza aver fatto nulla di male.

La Chiesa ha certamente giocato, e gioca tuttora, un ruolo importante nella definizione di cosa è giusto e sbagliato per le persone. Oggi i suoi precetti sono morali, un tempo erano anche giuridici: in epoche diverse, la Chiesa ha sostenuto posizioni fortemente intolleranti nei confronti degli omosessuali, arrivando a giustificarne la persecuzione (in altre occasioni i perseguitati sono stati atei, ebrei, scienziati, artisti ecc.). Si può parlare di colpa morale, ma non di colpa storica: in un’epoca in cui Stato e Chiesa coincidevano, la dottrina religiosa era a tutti gli effetti materia giuridica; e in un sistema giuridico che traeva le sue basi dalla distruzione divina di Sodoma e, come hai ricordato giustamente tu, dal concetto “Uomo e Donna li creò”, era nell’interesse della stabilità il perseguitare gli elementi destabilizzanti: gli omosessuali, gli eretici, Galileo Galilei. Il problema sorge quando si vuole importare un concetto giuridico medievale («gli omosessuali destabilizzano un sistema fino a farlo crollare dall’interno») nella società attuale.

Seconda precisazione: per malattia si intende qualunque alterazione dello stato fisiologico che riduca, alteri negativamente o elimini la funzionalità normale del corpo. La psichiatria è la branca della medicina che studia la patologia delle alterazioni della vita di relazione: in particolare l’autonomia e l’adattamento dell’uomo nelle condizioni della propria esistenza. Se queste alterazioni non esistono, per la scienza non c’è malattia di alcun tipo.

Il «problema» dell’omosessualità nasce dalla sua non accettazione: se a non accettarla è l’omosessuale, si finisce nel Gender Identity Disorder citato dal DSM IV; se è la società, o meglio una chiassosa parte di essa, si parla di omofobìa. L’omofobia non è considerata una malattia dell’individuo (la radice φόβος trae in inganno: in realtà differisce molto dalle fobìe studiate dalla patologia). L’omofobìa è considerata un fenomeno sociale, una «malattia» della società umana (alla stregua della xenofobìa). Essa nasce, come ho già detto, dall’eterosessismo, la convinzione che sia normale, naturale e sano scegliere un partner del sesso opposto, e che non farlo sia anormale, insano, innaturale (contro natura). Ma contro natura non è, perché in natura sono almeno 450 le specie animali in cui l’omosessualità è presente. Su alcuni siti cattolici ho letto una critica a questo statement dell'omosessualità animale: tra gli animali ci si sbrana, mica bisogna sbranarsi anche tra uomini. Proprio qui sta il punto: gran parte del male che l’uomo fa a se stesso e ai suoi simili è istintivo. L’uomo si «sbrana» con i suoi simili da millenni. Il diritto nasce per tentare di risolvere i conflitti umani in maniera non violenta, nella convinzione di apportare un vantaggio alla collettività. L’omosessualità, fino a prova contraria, è un comportamento umano che non arreca danno a nessuno.

Quando ci si ama, non può nascere niente di male: giusto?

Spero di aver spiegato il mio punto di vista in modo abbastanza chiaro e pacato. Sei hai intenzione di replicare, qui naturalmente sei il benvenuto.

Brainwash