Friday, February 25, 2005
Non bisogna essere delle volpi...

A quanti non vedono correttamente la barra dei link o altre parti di questo blog: il motivo sta nel fatto che usate un browser antiquato e difettoso, Internet Explorer. Nei prossimi giorni cercherò di risolvere il problema con i fogli di stile, anche se il mio consiglio resta sempre questo: passate a Firefox, e riprendete in pugno la navigazione. In 3 mesi l’hanno scaricato già 26 milioni di utenti. E' bello, funzionale, in Italiano, supporta la Tab navigation ed è plugginabile fino alla morte. E’ vero, usare browser free e open source, secondo Bill-ma-quando-cazzo-esce-il-service-pack-3-Gates, è da comunisti. Ma in fondo siamo tutti, sotto sotto, un po’ comunisti (cioè invidiosi).
Thursday, February 24, 2005
Torquematismi

"Sei un coglione, non puoi credere che i gay siano uguali ai normali"
Uno si distrae un attimo e inizia a credere di vivere nel XXI secolo, quando evidentemente siamo ancora nel Medioevo. Daw (che come blogger stimo molto) è stato attaccato in quanto ha osato (!) svelare e criticare un retaggio di oscurantismo religioso omofobo: la solita spazzatura sull'omosessualità con astinenza. A questi signori che criticano Daw vorrei dire una cosa, ma so che non capirebbero: andate a fare in culo.
Wednesday, February 23, 2005
Tuesday, February 22, 2005
Fed up of Gad
Sunday, February 20, 2005
Magdi Allam
Ebbene l'Italia rischia di non raccogliere i frutti che le spetterebbero per la sua cospicua e onerosa partecipazione all'operazione di peace enforcing in Iraq. Per contro quei Paesi europei che più accanitamente si erano opposti alla guerra e avevano boicottato l'impresa irachena, potrebbero con un colpo di spugna seppellire il passato e sedere al tavolo dei vincitori di un nuovo assetto mondiale ridefinito dopo la sconfitta del terrorismo e delle dittature in Medio Oriente e nel Golfo. In Italia non ci si è resi pienamente conto che c'è stato un terrificante 11 settembre in Libano che sta per fare esplodere l'intera regione. Che l'assassinio dell'ex premier libanese Rafik Hariri segna l'inizio della fine del regime siriano, il più subdolo burattinaio del terrorismo regionale. Che si preannuncia un terremoto politico che finirà per travolgere anche il regime degli ayatollah iraniani. Che è nato un asse tra Washington e Parigi determinato a cacciare le forze siriane dal Libano, a porre fine allo «Stato nello Stato» dell'Hezbollah e a impedire all'Iran di possedere l'arma atomica. Che tutto ciò sta avvenendo con l'avallo e il pieno coinvolgimento delle Nazioni Unite.
Così come non ci si è resi pienamente conto del fatto che, al di là del generale apprezzamento per la massiccia partecipazione popolare alle elezioni del 30 gennaio in Iraq, quel voto segna la disfatta della strategia del terrorismo mirante a trasformare il Paese nel fronte di prima linea della Guerra santa contro l'Occidente e il mondo islamico. Che di fatto per Al Qaeda il dopo-Iraq è già iniziato con la dispersione dei suoi terroristi nei Paesi del Golfo e in Europa, in vista di una nuova stagione di attacchi a più ampio raggio. Che l'Arabia Saudita, consapevole della propria vulnerabilità, si è candidata a centro e promotore della lotta internazionale al terrorismo, in cambio della sua riabilitazione politica e della riesumazione dei rapporti privilegiati con l'America.
I prodromi del più radicale cataclisma politico mediorientale si colgono in una serie di eventi:
- L'opposizione libanese contraria alla presenza militare siriana ha chiesto una tutela internazionale sia per proteggerla sia per garantire la piena sovranità del Paese. Di fatto il Libano oggi rassomiglia al Kuwait all'indomani dell'occupazione irachena nel 1990. E come allora si sta registrando un'intesa tra America, Europa e una maggioranza di Stati arabi favorevoli a un'iniziativa, sotto l'ombrello dell'Onu, per porre fine al lungo dominio della Siria.
- La richiesta di Damasco a Teheran per dare vita a un «Fronte comune» contro «le minacce internazionali» a Libano, Hezbollah e Siria. Ciò potrebbe tradursi nella destabilizzazione dell'Iraq e nell'esportazione del terrorismo nel Golfo e Medio Oriente.
- L'allarme lanciato simultaneamente dall'Onu e dalla Cia di una nuova offensiva generalizzata del terrorismo di Al Qaeda in Medio Oriente, Europa e Stati Uniti.
- Lo stato di agitazione tra i Paesi limitrofi e più in generale nel mondo arabo per la nascita di uno Stato democratico e federale in Iraq. Tutti sono consapevoli dell'inevitabile contagio che metterà in crisi i regimi autocratici e teocratici.
- La determinazione di Bush di pervenire a un assetto definitivo del Medio Oriente, operando d'intesa con l'Europa e con l'avallo dell'Onu.
In questo senso è significativo il recente documento «Accordo tra gli Stati Uniti e l'Europa» elaborato da una cinquantina di esperti delle due sponde dell'Atlantico in seno alla Brookings Institutions.
Ha scritto ieri Ma'mun Fendi su Asharq al Awsat: «Con l'assassinio di Hariri il destino del Libano è diventato un affare internazionale. A fare giustizia non saranno gli arabi ma il mondo e il prezzo sarà alto». Parole che preannunciano una tempesta prossima. Gli arabi ne sono consapevoli. Gli americani, gli inglesi, i francesi e i tedeschi pure. Lo sono perfino i terroristi di Bin Laden. Ma non sembrano esserlo gli italiani, che appaiono interessati non a confrontarsi con la realtà internazionale per quella che è, ma a manipolarla per fini interni.
Corriere della Sera
Friday, February 18, 2005
Grazie, ma gli Iracheni sanno pensare con la loro testa
da Liberazione
In quattro righe spiegata in modo incontrovertibile la differenza profonda tra loro e noi.
Mamma li esami!

Questa settimana Brainwash non ha quasi tempo per lavare cervelli, a causa di cattivissimi esami imminenti. Vi consiglia intanto gli ottimi articoli di questi ottimi blog: Liberopensiero, ShockAndAwe, Watergate2000 e naturalmente Random Bits.
Bowling a Verdurin
"Non parlo a nome della sinistra italiana, che è un mondo complesso. Il caso di Sharon non richiede di essere protagonisti di uno dei tanti pentimenti in corso nel mondo, non è come cambiare idea sull’Iraq ora che ha vinto al Sistani. Il caso di Sharon è la vicenda straordinaria di un uomo che ha avuto un ruolo drammaticamente spostato a destra nella vita politica del suo Paese, in un momento di particolare rischio, quando Israele si difendeva a oltranza dal pericolo di cessare di esistere; e che è cambiato con il cambiare della situazione, anzi un attimo prima (...)
L’uomo più duro della destra israeliana è andato in cerca della sinistra, di Peres, di un governo di unità nazionale, per dare maggiore forza ad accordi che in quel momento non erano ancora all’orizzonte, ma erano forse già nelle sue intenzioni. Questo almeno mi aveva detto l’ultima volta che ci siamo parlati.
A Roma, nel novembre 2003, Sharon mi confidò: "Conosco il suo pregiudizio contro personaggi come me. Ma le dirò che sarò io a fare la pace. La sinistra non potrebbe, perché ci vuole un consenso molto ampio che la sinistra non avrebbe. Io invece ce la farò".
Rimasi colpito dal tono di promessa, di impegno; anche perché Sharon non era tenuto a farlo, tanto meno con un giornalista italiano. Occorre riconoscere che è stato di parola. Ha rivelato le doti del grande personaggio: è cambiato mentre poteva e doveva cambiare. E’ tipico di personaggi modesti vantarsi di essere sempre rimasti se stessi"
Furio Colombo - Corriere della Sera - Rolli
Thursday, February 17, 2005
The (European) Right Nation/3

Non è facile come sembra trovarli, ma la blosfera è piena di Right Europeans. Ad esempio, quelli Tedeschi:
Achse des Guten, Against me, Amerikadienst, Amerikanski, Anti-Anti-Amerikanismus, Henryk Broder, Cora Stephan, Bill Dawson, De Facto, Editors Blog, EuroNeuzeit, Eussner, Geopowers, David Harnasch, Matthias Horx, Kapitalismus.de, Kapitalismus-Magazin, Tobias Kaufmann, Stefan Krempl, Maxeiner & Miersch, Medienkritik, Müller-Ulrich, (Neo-)konservativ, No blood for Sauerkraut, Melanie Philips, Politfakten, Bettina Röhl, Alexander Schmidt, Spindoktor, Spotlight Germany, Statler & Waldorf, Fakte&Fiktionen, Ideen und Irrtuemmer, Martin Hagen, Objektivist, Dankeschön, Thankyouamerica!, Wadinet e Politically Incorrect
Serve una piattaforma per raccogliere le adesioni di chi, fuori dall'Italia, è interessato al progetto, diciamo un Blog-tank.
Wednesday, February 16, 2005
The (European) Right Nation/2
Nel frattempo segnalo Syria Comment.
Tuesday, February 15, 2005
Oh Gad, I'm Fed up with this Unione!
Il Foglio, Camillo
Monday, February 14, 2005
The (European) Right Nation
Tié!
Il Riformista
Sunday, February 13, 2005
Satira di Regime
Comunisti/2
Del mio tema di maturità neocon.
Inizia la mini-saga dedicata al lato rosso della scuola pubblica. Tutto di prima mano!
Sono sempre andato forte in Italiano. Fin dalle Elementari. Prima bravo e bravissimo, poi Otto e Nove e Dieci. In prima media un mio tema venne letto davanti agli studenti della terza classe, rendendomi gonfio di orgoglio. Al famigerato esame di maturità, di conseguenza, puntai tutto sul tema di Italiano per alzare il mio punteggio. Gli argomenti proposti sono ancora visibili sul sito del Ministero dell'Istruzione, alla voce Maturità 2004.
Scelsi di trattare della Costituzione Europea, che sarebbe stata approvata definitivamente di lì a qualche giorno. Era un argomento all'epoca molto dibattuto sui blog e sui MSM, perciò ero molto preparato.
Non mi risparmiai: curai per tutte e sei le ore disponibili il linguaggio, l'ordine di esposizione, la forma. Non mi sono mai sentito più orgoglioso di una produzione letteraria scolastica. Oltretutto, anticipai molti articoli di giornale pubblicati la settimana seguente. Il problema? Probabilmente apparvero sui giornali sbagliati, scritti dai giornalisti sbagliati: o almeno per coloro che corressero.
Il mio "articolo di giornale" espose i fatti e poi passò a smontare gli entusiasmalismi che erano nell’aria alla vigilia dell’approvazione. Scrissi della scarsa rappresentatività degli organi dell’Unione. Del Parlamento che non era un parlamento e del potere legislativo in mano a un organo che si formava dopo quattro passaggi elettivi (Per l’Italia: Cittadini > Parlamento > Presidente della Repubblica > Governo > Commissione). Di come, almeno da noi, si avvertisse Bruxelles come molto lontana. Dell’euroscetticismo. Di come il Trattato sarebbe nato zoppo in Politica estera e Difesa comune. Scrissi che l’allargamento a 25 aveva creato “un gigante economico, ma un nano politico”. Citai Rocca. Citai Stella. Citai l’Handelsblatt. Feci riferimento a The Times. Riferii le perplessità di Le Monde.
Non scrissi di De Gasperi, non nominai Togliatti. Non feci alcuna polemica. Fui contrario ma con la dovuta moderazione.
Espressi amore. Uno sconfinato amore per quell’Europa che avevo avuto la fortuna di visitare e conoscere. Amore per i suoi abitanti, per la sua storia, per i suoi particolarismi culturali, linguistici, geografici. Amore per i suoi padri fondatori, per i testardi coraggiosi che ci avevano creduto in quel momento difficile che fu il secondo Dopoguerra.
Come conclusione, espressi la viva speranza che il Trattato potesse rappresentare solo un punto di partenza momentaneo, l’inizio di un Sogno Europeo parallelo al Sogno Americano che aveva attirato oltreoceano tanti nostri bisnonni un secolo fa.
Nelle simulazioni d’esame avevo sempre preso il massimo. Fu così anche questa volta? No.
Motivazione addottami: “Ehm… beh… ehm…manca la conclusione!”. Dimenticato di voltare pagina, Prof?
El Caballero de Arcore y del palacio del Chigi
Berlusconi quando l’hai conosciuto?
«Nel 1996, l’anno in cui mi ero appena ripreso dalle bandierine e avevo azzeccato in pieno le previsioni delle comunicali di Milano e Torino. Poi nel ’98 mi chiese di entrare nello staff per le europee».
La prima barzelletta che ti ha raccontato?
«Un giorno arrivammo in riunione e lui era incazzato come una bestia. “Avete letto le agenzie? Un disastro”. Ma che cosa è successo? “Hanno scoperto che Fini ha avuto un parente morto ad Auschwitz”. Otto persone intorno al tavolo, tutti in silenzio. Lui usciva, entrava, sbraitava. “Fini mi porta via tutti i voti”. Un quarto d’ora di pantomima. Poi uno chiese: “Come è morto?”. E lui: “È caduto dalla torretta”».
Poi che cosa è successo?
«Metà sono svenuti dal ridere, gli altri hanno detto: “Ma veramente?”. Finito di ridere Berlusconi disse: “Uno, due, tre a casa oggi! Siete troppo cretini”».
Geniale: Sabelli Fioretti, via Dagospia
Saturday, February 12, 2005
Oh my gad/4
si dimentica l’Unione europea” ha ribattuto Prodi.
Valeforn ha anticipato persino il Cav. E ha ragione Prodi: meglio dimenticarsela la sua Unione Europea...
Thursday, February 10, 2005
Si è fatto il Mazzen
Bogjobs/2
Oh my Gad/2
Sempre meno centro e sempre più sinistra. Uniti Nemmeno sull'Iraq, sull'Onu, sul No alle Elezioni (UNIONE)
Effetto Bush
Wednesday, February 09, 2005
Blogjobs
Su Harry e su Watergate2000 intanto si parla della svastica e della falce e martello.
Qui si ritiene che vietare la raffigurazione di un simbolo sia ammissibile soltanto in determinate situazioni (come nella Germania post-nazista, oberata dal revanscismo e dalla vergogna) in cui non c'è pericolo che si dimentichi.
Altrimenti non si dovrebbe oscurare niente: democrazia significa lasciare spazio a tutte le opinioni. La democrazia non è in pericolo quando parte di queste opinioni sono anti democratiche, ma quando si evita di controbattere democraticamente e si preferisce vietare, silenziare, cancellare. Non credo nell'unicità dell'Olocausto. Quando i vincoli morali e etici imposti dalla società vengono meno, l'Uomo è capace di tutto. Un'esempio banale ma molto efficace: questo film.
Oh my Gad!
E' contento delle elezioni anche se è contrario alla guerra. Come se le elezioni si siano trattare di un risultato casuale e non premeditato.
Comunisti
cioè di come ho scoperto Il Foglio
Ho vissuto la mia infanzia stretto tra i neofascisti e gli attivisti comunisti dall'altra. Erano gruppi spaesati, del tutto incoscienti della loro storia e accomunati più dalla noia che dall’ideologia. Era una Padova distante anni luce da quella delle occupazioni, degli scontri, del terrorismo. Era finita Tangentopoli e Silvio Berlusconi era da poco sceso in campo per difendere il suo business dai comunisti. I miei amici, in gran parte figli di borghesi agiati, stavano più a destra che a sinistra. Si era ancora piccoli, e queste cose non contavano più di tanto. Io detestavo il loro amore per Berlusconi quanto la loro avversione per ciò che gli stava a sinistra: ma solo perché erano posizioni per partito preso, ereditate già belle confezionate dai genitori. Mi divertivo a stuzzicarli su Marx e la socialdemocrazia. Non ne sapevo un accidente, ma neanche loro, quindi in genere nelle discussioni avevo la meglio. Quanto a me, in casa si leggeva Repubblica, quindi non ero messo né troppo male né troppo bene.
A scuola ci insegnavano la malvagità del Fascismo e del Nazismo, mentre il Comunismo veniva considerato un audace esperimento politico (e dire che il Muro era già caduto). Giorni e giorni a studiare i partigiani e
America. Ci hanno sempre detto che era un continente senza storia, abitato da grassoni armati e ignotanti. L'Italia era senza dubbio “il miglior posto del mondo”. I tedeschi erano chiamati "mangiapatate", gli inglesi erano "colonialisti", i Francesi "fascisti". L'ex blocco sovietico ci veniva presentato come un luogo molto migliore dell'America, con una cultura che l'Italia non ha mai potuto conoscere, a causa della censura che l’America aveva imposto all'indomani di una Liberazione "che potevamo benissimo portare a termine da soli". La guerra fredda era una porcata degli Usa, che non potevano tollerare che qualcuno potesse pensarla diversamente da loro, Una porcata come il Vietnam, come
Ci sono voluti anni per capire la radicalità e la profondità della malafede di questi insegnati. Molti sono stati meno fortunati di me e non l'hanno mai capita. Il sospetto nei confronti dell'America é rimasto radicato in me per molto tempo: le teorie del complotto sono difficili da estirpare una volta che entrano in testa. Mi ci è voluto del tempo per capire che le migliori critiche all'America erano frutto dell'autocritica dell'America stessa. L'11 settembre 2001, come per molti della mia generazione, ha rappresentato la perdita della verginità politica: ho iniziato a informarmi, volevo sapere tutto. L'informazione è diventata presto una droga, amplificata grazie ad Internet. Inizialmente sono finito sui siti delle miriadi di movimenti no global nati dopo Seattle e Nine-eleven per spiegare che "nessun israeliano è morto nell'attentato", che Bush "sapeva", che "Bin Laden è in America sotto protezione del governo americano", che "nessun aereo ha mai colpito il pentagono". Ora li riconosco per quello che erano (e sono): spazzatura. Allora sembravano saperne davvero più degli altri. Ad ogni modo, è stato un innamoramento molto breve. Ben presto ho capito quanto poco bastava a questi “pacifinti” per tramutare i loro desideri in notizie, analisi, saggi. Ho capito fin troppo bene quale fosse l’altro mondo possibile che avevano in mente, e quali abissali differenze esistessero tra questo e il brave new world nel quale credevo io.
Ho scoperto il Foglio di Giuliano Ferrara grazie al consiglio di un mio amico (“Non leggerlo, è di destra. Lecca il culo a Berlusconi”): per la prima volta si parlava dell’America e di Berlusconi dimostrando di avere cognizione di causa, non desideri di sventura repressi fino a farli entrare in articoli di giornale. Con tutti i suoi difetti, il Foglio è stato il mio Giovanni Battista politico, e leggendo le sue (poche) pagine ho provato piacere e indignazione profondi. Molte volte ero d’accordo con quanto leggevo, altre (meno) mi veniva la tentazione di strapparlo in mille pezzi, fare una foto dei pezzi e spedirla al Direttore con allegati quanti più insulti possibile.
Questo è il motivo per cui ho maturato le mie idee, e il perché adoro il giornalaccio che l’Elefantino continua a sfornare con partigiana determinazione. Il motivo per cui un bel giorno ho scoperto la politica, i neocon, Christian Rocca e Guia Soncini, Mercenaro, Ottolenghi, il Feltrino e Panella. Il motivo per cui ho tagliato i ponti con quella parte di me che era invidiosa dell’America e per questo la odiava. Poi è venuto il resto, in pochi mesi: l’avversione al pacifintismo, l’amore per la libertà. Il regime change e la lega delle democrazie.
Grazie Foglio. Certe volte sai essere un gran bastardo, ma se è vero che un paese ha i giornali che si merita, non sono sempre sicuro che ti meritiamo.
Revisionismi
«La tortura al palo consisteva nell'essere legato con filo di ferro ad ambedue le braccia dietro la schiena e restare sospeso a un'altezza di 50 cm da terra, per delle ore. Un genovese per fame rubò del cibo a un compagno, fu legato al palo per più di tre ore. Levato da quella posizione non fu più in grado di muovere le braccia giacché, oltre ad avere le braccia nere come il carbone, il filo di ferro gli era entrato nelle carni fino all'osso causandogli un'infezione. Senza cura per tre giorni le carni cominciarono a dar segni di evidente materia e quindi putrefazione. Fu portato a una specie di ospedale e precisamente a Skoija Loka. Ma ormai non c'era più niente da fare, nel braccio destro già pullulavano i vermi... Al campo questo ospedale veniva denominato il Cimitero...»
Le foibe raccontate dall'ADES.
L'articolo di Repubblica.
Laraccolta di saggi di Cronologia.it
La linea de L'Unità
Monday, February 07, 2005
Liberatela...
I fascisti di Baghdad
Sul New York Times , Thomas L. Friedman ha definito «fascisti» gli «insorti» iracheni che si oppongono con le armi del terrore al nuovo governo di Bagdad e hanno minacciato di morte chiunque partecipasse alle elezioni. Non guerriglieri, o terroristi, o «resistenti», secondo le distinzioni imposte dall'oramai stucchevole disputa terminologica che ammorba il dibattito italiano, non senza la coda di drammatiche baruffe giudiziarie. Ma «fascisti», semplicemente e brutalmente «fascisti». Si annuncia, con l'irrompere di questa definizione, non solo la crisi di una similitudine storica entrata di prepotenza nella consuetudine linguistica, ma il tracollo di un quadro concettuale che ha sinora fornito la più frequentata chiave interpretativa della vicenda irachena, dall'inizio della guerra in poi. Se poi si aggiunge il giudizio formulato da Piero Fassino, secondo il quale «resistenti» sono piuttosto gli iracheni che si sono recati alle urne e non quelli che ne hanno promesso la morte nel caso si fossero avvalsi del loro nuovo diritto democratico, si può capire che lo straordinario esito della mobilitazione elettorale in Iraq ha traumaticamente sconvolto l'attitudine politico-culturale sin qui dominante, costringendo a ribaltare persino il senso delle vecchie analogie storiche.
L'evocazione della «Resistenza» come paradigma esplicativo della lotta armata antiamericana in Iraq non è infatti solo un richiamo simbolico o una pur logora suggestione storiografica, ma rappresenta inevitabilmente una rilettura della vicenda irachena secondo un modulo che tende a distribuire con perentorietà il ruolo dei «buoni» e dei «cattivi». Implica infatti che le truppe d'«occupazione» angloamericane incarnino un ruolo storicamente simile a quelle tedesche in Italia nel '43-45 e assegna ai «resistenti» uno status politico e morale simile a chi, in quel biennio cruciale, si batteva per la libertà, l’«indipendenza» del Paese e la cacciata dell'invasore. Il voto della scorsa settimana ha drasticamente sbriciolato questa chiave di lettura e non solo perché è comunque un'enormità paragonare ai «partigiani» i decapitatori e i seminatori di terrore che infestano l'Iraq. Questo si sapeva da prima, e infatti non sono stati molti a seguire Gianni Vattimo quando ha gratificato Al Zarkawi del nobilitante epiteto di «partigiano».
Queste elezioni abbracciate con tanto entusiasmo dal popolo iracheno hanno invece reso quel paragone improponibile perché fanno somigliare l'Iraq del 2005 sì all'Italia, ma all'Italia del dopo 25 aprile 1945 o, se si preferisce, a quella parte d'Italia progressivamente liberata («occupata», ma «liberata») dagli Alleati ancor prima del 1945. Con la conseguenza che i «resistenti» appaiono più simili ai combattenti di Salò che ai «partigiani», testimoni armati di un passato che oppongono certo «resistenza», ma resistenza alla democrazia e alla nuova libertà. «Fascisti» come li ha definiti Friedman, appunto: in senso tecnico, se si vuole, e non per attribuire connotati demonizzanti al nemico.
Con la conseguenza che questo cambio di prospettiva dovrebbe suggerire il risarcimento simbolico per quegli osservatori di sinistra, da Bernard Lewis a Oriana Fallaci, da Paul Berman a Andrew Sullivan a Fiamma Nirenstein, che nel mondo e in Italia si sono affannati a definire, in solitudine e spesso accompagnati dal dileggio, «antifascista» la guerra contro Saddam e per l'Iraq libero.
Corriere.it
Mandiamoli in gita a Bucarest
Qui un palese caso di come la destra berlusconiana stia facendo a pezzi la gloriosa scuola italiana:
"Nel 1961 le potenze occidentali riuscirono ad attuare il proposito di separare materialmente Berlino in due zone con la costruzione di un muro che segnasse il confine tra il sistema capitalistico dell'ovest e l'economia socialista dell'est. Soltanto il 9 novembre 1989, il presidente della Germania Orientale Krenz d'intesa col presidente russo Gorbaciov, annunciò la demolizione del Muro e la riunificazione delle due Germanie"
Lexi's World
"No al DLL Moratti! No a un sapere nozionistico funzionale al capitalismo!"
Graffito metropolitano
Presentazione agli aspiranti BW

Brainwash è un blog postnichilista.
Il suo unico credo è l'effetto del tempo sulla psiche umana.
La specificità del tempo è di non esistere in sé.
Il tempo esiste soltanto nei cambiamenti che provoca.
Questo blog si occuperà di documentare un cambiamento infinitesimale.












