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Thursday, December 08, 2005

Kasso reloaded

Qui di seguito riporto la risposta di Mathieu Kassovitz al Ministro dell'Interno francese Nicolas Sarkozy, che aveva replicato sul blog del regista a un post che lo prendeva di mira. Il blog di Kassovitz, Kasso (e il nome è di gran lunga la parte meno volgare del blog), lo trovate all'indirizzo www.mathieukassovitz.com/blog. Le parti precedenti della telenovela sono Kassovitz n'a pas compris un kasso e Sarko vs. Kasso le casseur. Ho preferito, come nelle altre occasioni, riportare la traduzione senza aggiungere commenti personali (a parte in un caso: vi giuro, non ce l'ho fatta a trattenermi).
Kasso ha disabilitato i commenti, quindi temo che non ci sarà alcuna replica del ministro. Peccato: iniziavo ad appassionarmi a questa inedita corrispondenza tra blog e istituzione.
Ovviamente, continuo a sperare di vedere, in un futuro non troppo lontano, il nostro Beppe Pisanu difendere l'operato della polizia sul blog di qualche intellettuale dalla-parte-della-resistenza. Dal G8 alla Val di Susa, c'è un tale imbarazzo della scelta che... no, a ben pensarci c'è solo l'imbarazzo. Per loro.
BW.


"Non siete responsabile"
di Mathieu Kassovitz

Signor Ministro dell’Interno.

La mia lettera, che non vi era direttamente rivolta ma alla quale avete prontamente risposto, non è come lasciate intendere, un pamphlet in onore dei casseurs, né un insulto ai pompieri bersagliati e agli agenti di polizia feriti. Il semplice fatto che travisiate ciò che ho scritto per evitare di rispondere alle vere questioni, conferma la vostra miopia riguardo alla vostra responsabilità in questi avvenimenti.

Non importa cosa diciate a riguardo, I quartieri della Francia sono esplosi qualche ora dopo [che avevate pronunciato] le vostre parole dure e offensive, inopportunamente stigmatizzate da un incidente che ha visto morire due adolescenti in circostanze atroci. Un incidente tragico, e fortemente simbolico delle condizioni di vita dei quartieri della Francia. Dei licei, le auto e le scuole che bruciano, che mi accusate di aver trascurato, ho già parlato dieci anni fa ne “L’odio” [film di Kassovitz del 1995, ndBW], che evocate, penso, senza neanche averlo visto.
Non ho bisogno di vivere in una città, né di avere studiato all’Università per comprendere che queste istituzioni sono i rappresentanti di uno Stato che rinuncia a guardare il problema in faccia e che continua, governo dopo governo a rigettare le responsabilità come fate anche voi così brillantemente.

Non siete responsabile, dite.

I poliziotti e I pompieri che hanno coraggiosamente difeso i vostri scivoloni, sono le vittime sfortunate delle vostre politiche aggressive, così come tutti gli abitanti dei quartieri che hanno perduto i loro veicoli e in alcuni casi i loro mezzi di sostentamento.

Non rigettate la responsabilità delle vostre azioni in una situazione di cui conosciamo l’intera storia, se non siete il solo responsabile dei problemi delle banlieues, ne siete il simbolo politico, e le vostre azioni hanno toccato il nervo scoperto di una rivolta che vi ha travolto. Che vi nascondiate che vi hanno preso per bersaglio mi sorprende e mi fa dubitare della vostra capacità a rimettervi in gioco.

Avete ragione quando dite che «l’ordine repubblicano non é avversario del progresso, ma suo alleato», ma per ristabilire l’ordine repubblicano nei quartieri occorre che i rappresentanti di questa repubblica siano al di sopra di ogni sospetto.
Avete magnificamente gestito, com’è vostra abitudine, l’impatto di queste rivolte e le sue immagini presso i media, e avete fortunatamente dato istruzioni di discrezione alle forze dell’ordine, ma non riassumete il comportamento della polizia solo in ciò che è passato in queste ultime quattro settimane davanti agli occhi dei media di tutto il mondo. Lo sapete, il problema del rispetto tra la polizia e i giovani è di lunga data. I governi, di destra o di sinistra, vanno e vengono, ma questo problema persiste tuttora. Fino alla generazione corrente.

La morte brutale di Malik OUSEKINE, seguita dalle dichiarazioni inumane di Charles Pasqua (uno dei vostri predecessori), risale a quasi vent’anni fa. La morte di Makomé, ucciso a sangue freddo in un commissariato del 18° [arrondissement], e di molti altri, vittime della perdita dei valori repubblicani che voi difendete, macchia la storia della Francia odierna. E’ questo passato carico di ingiustizie che alimenta il nostro presente. Vi chiedo solo di non dimenticarlo, anche se non ne siete direttamente responsabile.

Occorre rieducare gli spiriti, non manipolarli. Questa incomprensione tra le forze dell’ordine e I giovani delle città è un problema profondo che non sarà risolto se non attraverso un vero lavoro di educazione di entrambe le parti.

No, non sono contro la Polizia, al contrario, sogno come tutti i cittadini di questo paese una polizia più considerata, più educata, più rispettata, più umana… Una polizia nella quale posso fare affidamento per la mia sicurezza personale e quella dei miei figli, quale che sia la mia posizione sociale, il colore della mia pelle, la mia età, il mio credo… Quando evocate il ritorno dei valori repubblicani, non dimenticate che per ottenere rispetto, dovete inspirare rispetto. Se la polizia ha perso il rispetto che le è dovuto, può darsi che dobbiate porvi ancora una volta delle domande.

Vi dite teso all’avvenire, ma I vostri metodi sono repressivi e obsoleti. Cedete al panico e votate il ritorno di una legge militare retaggio di una delle pagine più nere della storia del nostro paese. LA scelta di questa legge simbolica fa onta alla Francia e alla vostra classe politica.
Ancora una volta, non siete responsabile. Come al solito.

Terminate la vostra lettera con una frase terribile, che conclude freddamente come un capo d’impresa davanti a un bilancio negativo: « Nel corso degli anni, molti soldi sono stati spesi, molti sforzi sono stati fatti per i servizi dello Stato come per i militanti sul campo. I risultati non sono all’altezza delle aspettative.»
Pensate di poter dirigere la Francia come una volgare multinazionale? Sappiate che i risultati non sono all’altezza delle aspettative di una Francia che voi, politici a tutto campo, non guardate negli occhi da troppo tempo.

Pensate di poter «licenziare» i giovani che vi fanno ombra? Spazzarli via come sporcizia sul marciapiede? L’equilibrio democratico non ha mai trovato la sua origine nella repressione, e voi lo sapete, la soluzione è nella solidarietà sociale e nella comprensione dei problemi. Se non continuate il dialogo, cosa succederà? E’ vostro dovere come lo è delle istituzioni Francesi di rispondere alla violenza con intelligenza per evitare di perdere il contatto con una gioventù da cui alcuni potrebbero passare a forme di violenza più estreme e realmente pericolose.

Non siete responsabile. Effettivamente penso che siate irresponsabile.

Passeggiando per Argenteuil [comune della periferia di Parigi, ndBW] alle undici della sera, circondato di agenti di polizia e giornalisti, avete senza dubbio voluto apprezzare come un cittadino qualunque l’ambiente di vita di un quartiere, e non provocare uno scontro inevitabile. Quanto alle vostre «alcune parole», affermando forte e chiaro che avreste «ripulito le città a colpi di Karcher [leader mondiale di macchinari per la pulizia, ndBW]», volevate certamente dire: «riabilitare e ripulire quegli immobili vetusti nei quali i bambini cadono dentro le trombe degli ascensori a causa della scarsa manutenzione e aiutare le famiglie che pagano le loro imposte come il resto del mondo a ritrovare un ambiente e un rispetto perduto da molto tempo», e quando avete minacciato le «racailles [marmaglia, ndBW]» di sbarazzarvi di loro, volevate dire: «Mettere in prigione per molto tempo le poche persone realmente pericolose e generalmente conosciute dai servizi di polizia e offrire a tutta una parte di questi giovani la possibilità di intravedere un avvenire differente attraverso un’azione sociale coerente e generosa per farli uscire dalla microcriminalità.»

Come molti Francesi, devo avervi capito male.

La crociata che volete intraprendere, Signor Ministro, la vogliamo tutti intraprendere con lei, e messo da parte qualche facinoroso che alimenta la violenza attraverso le «reti» della droga e che avvelenano la vita dell’insieme degli abitanti dei quartieri, tutti gli altri, compresi i giovani incappucciati che chiamate «racaille» e dei quali alcuni occupano oggi le vostre prigioni, hanno lo stesso desiderio: vogliono un avvenire, delle condizioni di vita uguali per tutti, un rispetto, un’identità…

Non volendo entrare in un dibattito sul significato delle parole con voi, e malgrado il rispetto che vi devo, preferisco non incontrarvi «a voce».
Comprendo il vostro lodevole intento di comunicare con i vostri avversari, soprattutto se conosciuti dai media, ma permettetemi di rimanere nel mio stato di cittadino critico e senza attacco politico.
Contrariamente a voi e a quanto potete dire, non rappresento che la mia voce, non quella di una parte politica, né quella di una periferia, ancora meno quella dei casseurs.
Ad ogni modo, il vostro invito dimostra che siete aperto al dialogo, e spero che ne facciate buon uso con le persone direttamente coinvolte,

Vi invito a incontrare i diversi protagonisti della vita cittadina e principalmente la miriade di associazioni di quartiere che si battono quotidianamente per mantenere il contatto tra milioni di abitanti. Le aiuti, ne hanno drammaticamente bisogno.

Vorrei concludere questo breve scambio assicurandovi il mio profondo attaccamento alla cultura e ai valori di questo paese. Se il dibattito è così appassionato, è perché siamo tutti preoccupati. Questa cultura aperta al mondo ci è specifica e unica, riconosciuta da tutte le altre nazioni come un modello di politica sociale [ma che dice? ndBW], anche se la realtà ha sorpreso il resto del pianeta.
Siamo Francesi, ribelli nell’anima, quali che siano le nostre convinzioni politiche, sempre impegnati a batterci per difendere una causa che consideriamo onorevole. E’ questo spirito che difendete attraverso le vostre azioni, comprendiate che altri fanno lo stesso, anche se i mezzi utilizzati sono inadeguati e ingiusti. Sono gli unici mezzi che hanno a disposizione per farsi ascoltare. Il significato di quelle migliaia di auto in fiamme e della scomparsa totale dell’autorità politica non è quello di semplici esplosioni di violenza. Siate attento. L’avvenire di una Francia multiculturale e antirazzista è in gioco.

Di già gli echi dei canti dell’estrema destra si fanno intendere nel vostro campo. Sono certo che vi disgustano quanto disgustano me.

Questo estratto di un commento pubblicato da un anonimo sul sito in reazione alla vostra reazione, riassume, penso, le inquietudini di molti Francesi, e in ogni caso riassume le mie paure:

«…la grandezza di un uomo politico non risiede nella sua capacità di coltivare le paure del popolo per trovarvi una nicchia elettorale. La grandezza di un uomo di Stato risiede nella capacità di trascendere la Nazione con convinzione e disinteresse personale. il vostro “verbo” vi farà senza dubbio guadagnare la fiducia delle pecorelle smarrite del 21 aprile. Il vostro interesse personale vi impedirà di trascendere la Nazione […]. Fin qui va tutto bene, fin qui va tutto bene… siete in testa ai sondaggi… [queste ultime sono citazioni da "La Haine", ndBW]»

Vorrei lasciarvi con un ultimo pensiero che mi viene da mio padre, un Ungherese, come il vostro, arrivato in Francia, terra di accoglienza e dei diritti dell’uomo nel 1956, per fuggire al regime comunista Russo. Non è un frammento di alta filosofia, ma soltanto il consiglio di un uomo che ha sopravvissuto a delle guerre e a delle rivoluzioni.
«Per arrivare in cima a una scala, sali i gradini uno ad uno, ti romperai la mascella da meno in alto.»

Chi ha orecchie per intendere, intenda.

Augurandovi buona fortuna nella vostra irresistibile ascesa alle più alte cariche dello Stato, vi esprimo signor ministro dell’interno i miei più cordiali saluti.

Mathieu Kassovitz.
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In conclusione:

Vi ringrazio per il vostro interesse e la vostra passione per il dibattito. Sfortunatamente, la crescita vertiginosa dei commenti ha fatto spesso passare dei messaggi di odio e dei collegamenti a dei siti razzisti la cui gestione richiedeva troppo tempo ed energia. Il dibattito non mi interessa oltre, era la presa di coscienza l’obiettivo che mi ero prefisso di raggiungere. Questo obiettivo è stato raggiunto.
I commenti sono momentaneamente chiusi. Utilizzate la rete per esprimervi sui vostri siti, è un mezzo di comunicazione magnifico e quasi gratuito, approfittatene.

MK
(traduzione di BrainWash, che dopo questa sviolinata si è visto spuntare una lacrimuccia ;)