...E ANDIAMO AVANTI!...E ANDIAMO AVANTI!Fratelli d'Italia

Monday, December 19, 2005

Beppe Grillo è un fenomeno

Beppe Grillo è un fenomeno. L'avete mai visto esibirsi? E' fortissimo! Polemico, arrrabbiato, cattivo. Un "comico" (le virgolette tentano di esprimere la funzione sociale, o pretesa tale), che riesce a stare sulle palle a tutti i politici, non importa di quale schieramento. Il motivo di questo odio sta nella sua schiettezza, derivata da un fine calcolo economico: chi è paga il biglietto d'ingresso ai miei spettacoli? Quei quattro politici ossessionati dai sondaggi? O la massa muggente, lì sotto nella prateria? Meglio inimicarsi il Palazzo, anzi fare di questa inimicizia la propria bandiera, e cavalcare l'aura di epurato di platea in platea. E' il popolo bue, nelle stalle e nelle pampas, che si mette in coda per abbeverarsi al suo stagno. Non i cowboys di Montecitorio, di via Nazionale, di via Montenapoleone.

Rispetto Grillo e la funzione sociale (o pretesa tale) che svolge. Io e lui abbiamo due visioni diametralmente opposte della vita e della società umana. Grillo durante i suoi spettacoli cerca di educare la gente alla sua fede, di dirigerla, di svegliarla. Crede fortemente nella capacità educatoria del palco, crede nel samaritanesimo di piazza, nell'edulcoratizzazione della massa, operata dal comico-dottore, paladino della lotta al malgoverno (o preteso tale).
Io sono dell'idea che se uno è stupido (dove la stupidità è intesa come "non saper vivere", e non mi venite a dire che chi non c'ha i sordi è pecché non ha rubbato) si merita tutto ciò che gli capita a causa della sua stupidità.
Grillo no, della massa cerca di afferrare il nucleo pensante (o preteso tale) e scuoterlo, farci entrare il buonsenso, lo spirito critico, la passione.

Passione ne raccoglie tanta, alla sua blog-corte. Spirito critico pochino, buonsenso forse, ma tacitamente: chi coglie il grande messaggio di Grillo non lo va a sbandierare sui commenti del suo blog, se lo tiene per sé, coccola il concetto nel silenzio della sua testa, come un Sampaolo folgorato sulle vie che da Saxa Rubra e Cologno Monzese conducono alla roccaforte telematico-teatrale su cui costruire la propria celebrità.
E Grillo la sua celebrità se la gode ma la usa anche a fin di bene (o preteso tale: diciamo che la usa per un fine qualsiasi, che a vedere i tanto celebrilesi italiani è già questa una novità sensazionale).

I suoi spettacoli possono far incazzare: anzi, devono far incazzare. Ma a questa conclusione ci si arriva dopo, quando ormai si è incazzati. Nessuno può essere completamente d'accordo con Grillo, il quale si contraddice volontariamente, inculca un'ossessiva utopia di perfezione nello spettatore, facendo sì che questo lo innalzi a livello di divinità dell'olimpo. Il dio Grillo, che combatte i soprusi, che indica la strada, che ricorda a tutti il loro diritto ad essere perennemente insoddisfatti.
Ovviamente, lo spettatore informato (nonché il blogger medio, cioè lo zero virgola niente della pop. it.) non si incazza con Grillo, ma per Grillo. Il cui metodo di evangelizzazione delle mandrie consiste nello spiegare loro cose che potrebbero tranquillamente scoprire da soli, se volessero. Ma la mandria muggisce di piacere solo quando è Grillo il polemic-scout a preparare loro la pappa, a presentarla magicamente in salsa di complotto, in cui tutto acquista più gusto.

E via a raccontare di blog, di skype, di presunte trame ordite dalle lobby (sbadiglio) con lo scopo di tenere all'oscuro il cittadino medio. Il quale all'oscuro non sarebbe, se si interessasse un minimo alla realtà extra tette-vip-bonolis. Ma il quale all'oscuro resterà a vita, perché appunto non raggiunge quel buonsenso di cui dicevo sopra: cioè informarsi, pensare con la propria testa, non credere a nessuno. Neanche a Beppegrillo.
E Grillo si crogiola nei suoi panni di informatore e agitatore delle masse. La sua coscienza è a posto a fare il sassolino nella scarpa del sistema. Anche se il sistema non esiste, ma in fondo Grillo non vuole veramente dare la sveglia alla mandria, gli basta radunarla intorno al suo stagno, rubarla agli altri cowboys, farsi il suo allevamento e cavalcarlo con il sole in faccia.
Grillo è un Vate, scrive azzeccandoci La pulce di Voltaire. Aggiungo che è un vate poco incline alla poesia e un po' trash, ma è l'Italia ad essere cambiata.

Grillo è anche un po' filantropo, un uomo col dito puntato alla luna perennemente circondato da gente che guarda affascinata il suo dito. Non fatevi ingannare dalle solite sparate anti Berlusconi, anti Bush, anti guerra, anti tutto. Fanno parte del suo repertorio. Grillo è un artista, non conta tanto quello che dice, quanto le piroette mozzafiato che fa compiere ai suoi animali.