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Saturday, November 26, 2005

Sarko vs. Kasso le casseur

Di seguito, la traduzione della replica del Ministro dell'Interno francese Nicolas Sarkozy a Mathieu Kassovitz. (la prima parte è Kassovitz n'a pas compris un kasso). Al di là della stima che nutro nei confronti di Sarko, mi viene da sorridere pensando a un Beppe Pisanu che interviene sul blog di Beppe Grillo per replicare ad un'accusa... Gran parte dei nostri politici neanche sa accendere un computer, figuriamoci pronunciare la parola "blog" senza timore di aver nominato un detersivo...


Replica a Kassovitz
di Nicolas Sarkozy

Monsieur,

ho preso conoscenza delle vostre opinioni, espresse sul vostro blog, relative alla crisi che ha attraversato gran parte delle nostre periferie. Al di là delle frecciate caricaturali e provocanti di cui sono il bersaglio, ci ho tenuto a rispondervi personalmente, perché credo nelle vertù del dibattito e dello scambio, specialmente con coloro che non sottoscrivono le mie idee o le mie azioni.

Il primo punto che mi ha colpito nella lettura del vostro blog, è che lascia fortemente intendere che la crisi sia sorta improvvisamente, come per una scelta infelice. Voi la collegate in maniera riduttrice e manichea alla mia persona, e a qualche parola da me pronunciata. Di queste parole riconosco la tonalità diretta e franca, perché sono fondate sulla realtà di un quotidiano vissuto da una maggioranza di nostri concittadini nelle città. Inoltre, ritengo che il “politicamente corretto” e il linguaggio da palcoscenico che prevale da decenni non siano scollegati dalla crescita del voto estremista di cui combatto da sempre le idee e i leader.

Voi conoscete sufficientemente, sembra di capire, i “quartieri”, per sapere nel profondo che la situazione è tesa da parecchi anni, e che il malessere è profondo. Il vostro film, “L’odio”, che risale al 1995, evocava già questo malessere che i governi, di destra come di sinistra, hanno dovuto gestire con risultati alterni. Limitare questa crisi alle azioni e ai gesti del Ministro dell’Interno è, in un certo senso e ancora una volta, evitare i veri problemi. Lo metto sul piano di un colpo al cuore mal piazzato.

Il secondo punto che mi ha scosso è che sembrate farvi, senza mezzi termini, portavoce di una minoranza di casseurs piuttosto che l’interprete di una maggioranza di famiglie e di giovani che vivono, anch’essi, nelle città, e che ne ha abbastanza di constatare che la cultura della violenza e dei rapporti di forza si è imposta su quella dello Stato di diritto. Perché non dire una sola parola per coloro la cui macchina è bruciata, privandoli di un frutto della libertà e del lavoro duramente acquisito? Perché non nominare quei giovani i cui licei sono ridotti in cenere e quei bambini le cui scuole sono state distrutte? Perché, inoltre, non avere un solo pensiero per i 110 ufficiali di polizia feriti, i pompieri colpiti da pietre, i medici insultati?

La vostra vicinanza affettiva alla condizione dei giovani delle città è comprensibile e stimabile, ma ho la sensazione che essa vi conduca ad accettare qualcosa che non è accettabile. Non è rendere un servizio alle banlieues quella di sostenere la causa di una minoranza i cui atti sono riprovevoli e talvolta persino omicidi. Credo piuttosto il contrario. Vivere in in quartiere popolare o avere genitori o nonni immigrati non autorizza affatto a lanciare molotov contro la polizia e a bersagliare di sassi i pompieri. Lasciar intendere il contrario è, secondo me, insultare tutti e tutte coloro che, nelle stesse condizioni di vita, si comportano da cittadini responsabili.

Non ignoro affatto che dietro a questa crisi ci sono dei fattori economici, sociali e culturali. Ne ho valutato l’estensione ed è per questo che difendo, notoriamente, il principio di discriminazione positiva o ancora quello del voto agli stranieri alle elezioni municipali. E’ tempo di abbattere la facciata di uguaglianza che nel nostro paese è consuetudine da troppo tempo! E’ tempo di dare tutte le possibilità alla pluralità della Francia, che considero un vantaggio piuttosto che un handicap! A tale riguardo, voglio dire che la polizia è senza dubbio il servizio pubblico più rappresentativo di questa Francia plurale che risiede nei miei desideri.

Questo nuovo impulso, di cui i quartieri hanno tanto bisogno, non può essere avviato in assenza di ristabilite regole repubblicane. Lo sviluppo dei traffici, delle violenze, delle gang, dell’immigrazione clandestina, minano tutti gli sforzi che possiamo intraprendere. In queste zone di non-diritto, l’ordine repubblicano non è l’avversario del progresso, ma suo alleato.

Siamo in presenza di una delle crisi urbane più complesse e più acute che ci siamo mai trovati ad affrontare. Tale crisi esige fermezza e molto sangue freddo. Queste sono le istruzioni precise che ho dato alle forze di polizia e di gendarmeria. Esse agiscono con un una maestria e una professionalità che fanno onore alla nostra democrazia. Nel corso delle ultime quattro settimane, alcune delle nostre unità hanno affrontato, con calma e disciplina, una violenza di cui vi invito a non sottovalutare la brutalità.

Ecco qualche riflessione ispiratami dalla lettura del vostro blog. Penso che siate, con il vostro stile e le vostre convinzioni, alla ricerca di una presa di coscienza dei poteri pubblici nei confronti delle banlieues. Nel corso degli anni, molti soldi sono stati spesi, molti sforzi sono stati fatti per i servizi dello Stato come per i militanti sul campo. I risultati non sono all’altezza delle aspettative. Abbiamo tutti la nostra parte di responsabilità. Come fare meglio e diversamente? A questa domanda occorre trovare subito una risposta.

Dimostrandomi disponibile a proseguire, se lo ritenete utile, il nostro scambio a voce, vi prego di accettare, Monsieur, i miei più distinti saluti.

Nicolas Sarkozy

(Translation by Brainwash)