...E ANDIAMO AVANTI!...E ANDIAMO AVANTI!Fratelli d'Italia

Wednesday, November 30, 2005

Svolta palestinese

MILANO. Clamorosa presa di posizione del segretario della Lega Nord Umberto Bossi nel merito della questione palestinese. Il senatùr avrebbe pronunciato, ad un comizio, la fatidica frase "due popoli, due stati".

Solo che si riferiva all'Italia.

Tuesday, November 29, 2005

Ho installato il trackback e di conseguenza ho perso tutti i commenti. Dato che trasferirli manualmente su Haloscan è da suicidio, per ora si va avanti così.

Tu quoque-ville?

Ma che ci prende a tutti? Possibile che tra i blog di Tocque-Ville da qualche tempo non si faccia altro che litigare? Perché continuiamo a intestardirci sulle cose che ci dividono senza dare valore a quelle che ci uniscono? Dov'è finito il rispetto reciproco?

Sono amareggiato dall’acidità in cui sta scadendo il dibattito su alcuni blog, ai limiti del disprezzo. La cosa peggiore è che la discussione non la fanno Indymedioti e Forzanovisti, bensì Tocque-Villiani che si professano liberali. Cioè persone che nessuno pensa che debbano sempre andare d’accordo, ma da cui ci si aspetta almeno uno scambio di opinioni civile.

Quando ho dato la mia adesione a Tocque-Ville, non l'ho fatto solo perché spinto dall'aspettativa di far parte di una comunità (non un'aggregatore), composta da persone (non da blog) sulla mia -quasi- lunghezza d'onda.

L'ho fatto perché credevo, e lo credo sempre più fermamente, che noi, uniti, possiamo smuovere le cose, fare la differenza, costruire qualcosa che prima non c'era.

Dispiace dirlo, ma tutto ciò non si raggiunge in questo modo. Non è spaccando sempre il capello in quattro, setacciando parossisticamente i blog alla ricerca di risibili spunti di polemica, sollevando questioni sterilissime su mere definizioni accademiche, che la discussione si arricchisce.

Non è offendendo, non è denigrando, non è etichettando che ci si evolve. Fatevi un giro per la rete: chi è che più di ogni altro da quindici anni produce cattiva letteratura su questioni assolutamente microscopiche?

Si tratta dei soliti no global (comunisti delusi), che passano ore a questuare consensi tra loro quattro gatti, lambiccandosi su puttanate gigantesche a cui assegnano nomi decadenti come "attivismo ricombinante", "rivoluzione dei saperi critici", "decrescita ecototalitaria".

Uso il termine decadente non a caso: rifugiarsi nel nozionismo consumato è chiaro segnale che le proprie idee sono state sconfitte dalla realtà, o perlomeno che si è nell'impossibilità materiale di applicarle.

Io non sono maosochista, e so che non lo siete neanche voi. Dove falliamo come singoli, dobbiamo riuscire come gruppo, cioè nel fuggire dalla trappola dell’autoreferenzialità, dal dibattismo accademico che logora anche i pensieri migliori trasformandoli in raccolte polverose di definizioni.

Abbiamo un obiettivo
, che è la somma dei nostri obiettivi, e dei punti in comune, che scopriamo attraverso la discussione. Se è da quest’ultima che deriva la forza e la freschezza di Tocque-ville, è dal perseguimento comune del primo che può e deve nascere l’originalità di questa comunità.

Anzi, più di una comunità: una famiglia. Una famiglia alla quale tengo molto, insieme a tutti voi che ne fate parte. Però dobbiamo sforzarci di essere fratelli e sorelle, non un esercito di suocere consumato dalle continue scaramuccie intestine.

E’ chiaro che qui non ho la pretesa di insegnare niente a nessuno, tranne a me stesso. Voglio solo ricordare a tutti che abbiamo più idee che ci uniscono di quante ci separino. Credo dovremmo comportarci di conseguenza.

Saturday, November 26, 2005

Sarko vs. Kasso le casseur

Di seguito, la traduzione della replica del Ministro dell'Interno francese Nicolas Sarkozy a Mathieu Kassovitz. (la prima parte è Kassovitz n'a pas compris un kasso). Al di là della stima che nutro nei confronti di Sarko, mi viene da sorridere pensando a un Beppe Pisanu che interviene sul blog di Beppe Grillo per replicare ad un'accusa... Gran parte dei nostri politici neanche sa accendere un computer, figuriamoci pronunciare la parola "blog" senza timore di aver nominato un detersivo...


Replica a Kassovitz
di Nicolas Sarkozy

Monsieur,

ho preso conoscenza delle vostre opinioni, espresse sul vostro blog, relative alla crisi che ha attraversato gran parte delle nostre periferie. Al di là delle frecciate caricaturali e provocanti di cui sono il bersaglio, ci ho tenuto a rispondervi personalmente, perché credo nelle vertù del dibattito e dello scambio, specialmente con coloro che non sottoscrivono le mie idee o le mie azioni.

Il primo punto che mi ha colpito nella lettura del vostro blog, è che lascia fortemente intendere che la crisi sia sorta improvvisamente, come per una scelta infelice. Voi la collegate in maniera riduttrice e manichea alla mia persona, e a qualche parola da me pronunciata. Di queste parole riconosco la tonalità diretta e franca, perché sono fondate sulla realtà di un quotidiano vissuto da una maggioranza di nostri concittadini nelle città. Inoltre, ritengo che il “politicamente corretto” e il linguaggio da palcoscenico che prevale da decenni non siano scollegati dalla crescita del voto estremista di cui combatto da sempre le idee e i leader.

Voi conoscete sufficientemente, sembra di capire, i “quartieri”, per sapere nel profondo che la situazione è tesa da parecchi anni, e che il malessere è profondo. Il vostro film, “L’odio”, che risale al 1995, evocava già questo malessere che i governi, di destra come di sinistra, hanno dovuto gestire con risultati alterni. Limitare questa crisi alle azioni e ai gesti del Ministro dell’Interno è, in un certo senso e ancora una volta, evitare i veri problemi. Lo metto sul piano di un colpo al cuore mal piazzato.

Il secondo punto che mi ha scosso è che sembrate farvi, senza mezzi termini, portavoce di una minoranza di casseurs piuttosto che l’interprete di una maggioranza di famiglie e di giovani che vivono, anch’essi, nelle città, e che ne ha abbastanza di constatare che la cultura della violenza e dei rapporti di forza si è imposta su quella dello Stato di diritto. Perché non dire una sola parola per coloro la cui macchina è bruciata, privandoli di un frutto della libertà e del lavoro duramente acquisito? Perché non nominare quei giovani i cui licei sono ridotti in cenere e quei bambini le cui scuole sono state distrutte? Perché, inoltre, non avere un solo pensiero per i 110 ufficiali di polizia feriti, i pompieri colpiti da pietre, i medici insultati?

La vostra vicinanza affettiva alla condizione dei giovani delle città è comprensibile e stimabile, ma ho la sensazione che essa vi conduca ad accettare qualcosa che non è accettabile. Non è rendere un servizio alle banlieues quella di sostenere la causa di una minoranza i cui atti sono riprovevoli e talvolta persino omicidi. Credo piuttosto il contrario. Vivere in in quartiere popolare o avere genitori o nonni immigrati non autorizza affatto a lanciare molotov contro la polizia e a bersagliare di sassi i pompieri. Lasciar intendere il contrario è, secondo me, insultare tutti e tutte coloro che, nelle stesse condizioni di vita, si comportano da cittadini responsabili.

Non ignoro affatto che dietro a questa crisi ci sono dei fattori economici, sociali e culturali. Ne ho valutato l’estensione ed è per questo che difendo, notoriamente, il principio di discriminazione positiva o ancora quello del voto agli stranieri alle elezioni municipali. E’ tempo di abbattere la facciata di uguaglianza che nel nostro paese è consuetudine da troppo tempo! E’ tempo di dare tutte le possibilità alla pluralità della Francia, che considero un vantaggio piuttosto che un handicap! A tale riguardo, voglio dire che la polizia è senza dubbio il servizio pubblico più rappresentativo di questa Francia plurale che risiede nei miei desideri.

Questo nuovo impulso, di cui i quartieri hanno tanto bisogno, non può essere avviato in assenza di ristabilite regole repubblicane. Lo sviluppo dei traffici, delle violenze, delle gang, dell’immigrazione clandestina, minano tutti gli sforzi che possiamo intraprendere. In queste zone di non-diritto, l’ordine repubblicano non è l’avversario del progresso, ma suo alleato.

Siamo in presenza di una delle crisi urbane più complesse e più acute che ci siamo mai trovati ad affrontare. Tale crisi esige fermezza e molto sangue freddo. Queste sono le istruzioni precise che ho dato alle forze di polizia e di gendarmeria. Esse agiscono con un una maestria e una professionalità che fanno onore alla nostra democrazia. Nel corso delle ultime quattro settimane, alcune delle nostre unità hanno affrontato, con calma e disciplina, una violenza di cui vi invito a non sottovalutare la brutalità.

Ecco qualche riflessione ispiratami dalla lettura del vostro blog. Penso che siate, con il vostro stile e le vostre convinzioni, alla ricerca di una presa di coscienza dei poteri pubblici nei confronti delle banlieues. Nel corso degli anni, molti soldi sono stati spesi, molti sforzi sono stati fatti per i servizi dello Stato come per i militanti sul campo. I risultati non sono all’altezza delle aspettative. Abbiamo tutti la nostra parte di responsabilità. Come fare meglio e diversamente? A questa domanda occorre trovare subito una risposta.

Dimostrandomi disponibile a proseguire, se lo ritenete utile, il nostro scambio a voce, vi prego di accettare, Monsieur, i miei più distinti saluti.

Nicolas Sarkozy

(Translation by Brainwash)

Kassovitz n'a pas compris un kasso

La storia è questa (l'ho appresa qui):

Mathieu Kassovitz
, come saprete, è un famoso regista francese. In queste settimane è ritornato in auge un suo vecchio film, "La Haine" (l'Odio) per aver anticipato di dieci anni il triste scenario delle banlieues parigine in fiamme. Kassovitz è anche tenutario di un blog tra i più seguiti della Francia, Kasso (vabbé, si chiama così, che può fare, spararsi?), nel quale si occupa generalmente di cinema.

Questo fino ad una settimana fa, quando con un post ha attaccato il ministro dell'interno francese Sarkozy, addossandogli praticamente tutta la responsabilità delle violenze. Poi, ovviamente ha, nell'ordine: 1) paragonato le violenze dei casseurs con l'intifada palestinese (difendendo entrambe), 2) accusato Sark di essere un fascista/bramoso di potere/vanitoso/egocentrico/pirla, 3) accusato Bush (poteva mancare?).

La notizia è che quattro giorni fa, Nicolas Sarkozy gli ha risposto direttamente nei commenti del blog. Ho tradotto il post di Kassovitz, a beneficio di chi non sa il francese (ma non fidatevi eccessivamente del mio :-)
Aggiornamento: qui la replica di Sarkozy


"La France d'en bas"
di Mathieu Kassovitz

"Da qualche tempo, le radio e le televisioni di tutto il mondo cercano di ottenere da parte mia un’intervista a riguardo di quanto sta avvenendo nelle periferie della Francia.

Purtroppo non posso onorare tutte le richieste, pertanto ho deciso di esprimermi sul mio sito.

Nonostante desideri tenermi alla larga dalla politica, è difficile restarne distanti di fronte all’improvvidenza dei politici. E quando questa improvvidenza fomenta l’odio di tutta una generazione, mi devo trattenere dall’incoraggiare i casseurs.

Nicolas SARKOZY, che è apparso nel mondo mediatico francese come un’attricetta esordiente della Star Academy, e che da qualche anno ci inonda di dettagli sulla sua vita privata e le sue ambizioni politiche, non ha potuto trattenersi dal montare un caso ad ogni calo delle sue preferenze nei sondaggi IPSOS. Questa volta, SARKOZY ha preso in contropiede tutto ciò che la Repubblica Francese difende. La libertà, l’uguaglianza, e la fraternità di un popolo.

Il ministro dell’interno, possibile futuro presidente, ha fatto delle proposte che non solo dimostrano la sua inesperienza nella politica e nei rapporti umani (che sono intimamente legati), ma che mettono in risalto l’aspetto puramente demagogico ed egocentrico di questo piccolo Napoleone in divenire.

Se le periferie scoppieranno anche oggi, non sarà dovuto a un’ondata di malcontento generale per le condizioni di vita con le quali delle generazioni intere di “immigtati” si devono battere quotidianamente. Non è purtroppo lotta politica in ciò che i giovani delle città oppongono alla polizia di Nicolas SARKOZY. Queste macchine in fiamme sono la reazione cutanea di fronte alla mancanza di rispetto di un ministro dell’interno nei confronti della sua comunità.
Nicolas SARKOZY non ama questa comunità, vorrebbe sbarazzarsi di questa “plebaglia” a colpi di Karcher [aspirapolvere, ndB] e lo dice forte e chiaro nel mezzo di una città “calda” alle undici di sera.

La risposta è nella strada. La “tolleranza zero” funziona in entrambi i sensi.

Non è ammissibile che uno statista (ma è veramente tale?) si permetta di destabilizzare una situazione tesa da anni di ignoranza e ingiustizie, e che si permetta di minacciare aperamente una parte della popolazione senza parlare dei veri problemi.

Agitandosi come un padrone della guerra, apre una breccia che spero lo inghiottisca. L’odio chiama odio da secoli e pertanto Nicolas SARKOZY pensa ancora che la repressione sia l’unico modo di impedire la ribellione. Questa volontà di imporre il proprio pensiero a non importa quale prezzo mi ricorda altri grandi leader dei nostri tempi. Mi fa gelare le chiappe.

La Storia ci prova che la mancanza di apertura e di filosofia tra diverse comunità genera odio e lo scontro. L’intifada delle periferie parigine ricorda effettivamente i contrasti tra i ragazzi palestinesi armati di pietre e i soldati israeliani armati di Uzi.

La storia si ripete ovunque.

Il rumore e la furia sono per molte comunità il solo mezzo per farsi ascoltare. Gli attentati terroristici in prima pagina sui giornali ne sono il risultato.

E la repressione del terrore con il terrore non ha mai fatto vincere le guerre, non ha fatto che prolungarle.

Nicolas SARKOZY è un’ammiratore della macchina comunicativa di George Bush. Si serve dei media per ingrandire la sua immagine e per manipolare la popolazione.

Come Bush, non difende un ideale, ma alle paure che lui stesso instilla nella testa della gente.

Avrebbe coinvolto la Francia al fianco degli Americani nella “caccia al terrore” di Bush. Ne sono convinto.

Nicolas SARKOZY vuole diventare il presidente della nostra repubblica e “nessuno si metterà sul suo cammino”.

Se quest’uomo non fallisce almeno una volta nella sua corsa a tappe per arrivare alla presidenza del paese, effettivamente più niente si potrà mettere sul suo cammino, e la sua volontà di potenza potrà infine essere soddisfatta.

La Storia si ripete? Si. Lo ha sempre fatto. L’invidia del Potere e l’egocentrismo di coloro che pensano di possedere una verità ha SEMPRE creato dei dittatori.

Nicolas SARKOZY è certamente un piccolo Napoleone, non so se ha il potenziale di uno grande, ma sarà impossibile domani dire che non ne eravamo al corrente."

Mathieu KASSOVITZ

traduzione di Brainwash
Sentito che serie infinita di cazzate? Qui traduzione della risposta di Sarkozy.

Cose molto cattive

Avete mai sentito parlare di Mondolibri? E di Euroclub? La prima è una società la cui proprietà è divisa tra Mondadori e Bertelsmann (cioè la più grande casa discografica al mondo). Il secondo è all’apparenza un inoffensivo "club", di proprietà della stessa Mondolibri S.p.A, che promette a chi vi è iscritto di usufruire alcuni vantaggi nell’acquisto di libri e multimedia.

I vantaggi promessi sono sostanzialmente due: una vasta scelta di libri e cd ad un prezzo molto più basso di quello applicato dalle normali librerie, e la comodità del recapito a casa ad un lieve sovrapprezzo. L’unica clausola, sapientemente nascosta dai “procacciatori” di contratti, è l’obbligo di acquistare almeno tre libri all’anno (chi legge con frequenza lo considererà un’inezia). Inoltre al momento dell’iscrizione ci vengono promessi altri due libri in regalo.

Sembrerebbe una miniera di vantaggi. Ovviamente non è così.

Primo, la maggior parte dei clienti vengono “reclutati” quasi con la forza, da imbonitori esperti nel convincere la gente a cui si parano davanti all’ingresso delle librerie. Per convincervi a firmare verrete lusingati con ogni genere di falsità: “puoi recedere dal contratto in qualunque momento”, o “forse non sai che sta per uscire una legge sull’editoria che alzerà il prezzo di tutti i libri venduti in libreria”. Queste affermazioni sono entrambe false: il contratto dura due anni e se a tre mesi della scadenza non è giunta disdetta si intende rinnovato per altri due anni. In quanto al rialzo dei prezzi, la legge è uscita quasi cinque anni fa, e non dice affatto questo, come potete controllare voi stessi qui. Gli imbonitori prendono di mira soprattutto i giovani, talvolta anche minorenni.

Secondo, la selezione di libri e cd disponibile è in realtà ridottissima: in gran parte si tratta di libri vecchi (leggere: invenduti) o di case editrici sconosciute. I libri decenti sono tutti a prezzo pieno. I libri che vi verranno regalati al momento della stipula del contratto sono inguardabili (leggere: fondi di magazzino del decennio ’80-‘90).

Terzo, se non si ordina niente nel corso del trimestre, Euroclub provvede a spedirci a casa la cosiddetta "Selezione", ovvero una coppia di libri il cui prezzo, incluse le spese di spedizione, risulta essere più alto di quello che si applica normalmente in libreria (se solo qualcuno, in un momento di follia, decidesse di comprare l'ultimo romanzo di Grisham).

Quarto, come già detto, recedere non è facile. Bisogna inviare una raccomandata A/R all’anonima casella postale della S.p.A., ma non si riceve alcuna risposta. Dimenticate e-mail e fax: rimangono lettera morta. Fuori discussione il telefono: è peggio del centralino di Fastweb, con quello che costa attendere in linea per mezz’ora conviene quasi rimanere iscritti altri due anni. Se volete approfondire l’argomento leggendo decine di lamentele, vi consiglio questo sito di opinioni.

Ora, si dà il caso che non tutto il male venga per nuocere. Vi fregano? Restituitegli il favore, sfruttando i punti deboli del contratto:

Ad esempio, se volete fare un brutto tiro a uno che vi sta particolarmente sulle palle, chiedete a nome suo la Selezione omaggio su euroclub.it: si ritroverà automaticamente iscritto, e in poco tempo gli arriverà a casa il pacco con i tre libri (brutti). Unica possibilità di salvarsi: rispedire tutto indietro entro cinque giorni.

Se non fate già parte, vostro malgrado, del club, ma avete fegato e tempo da perdere, un divertente esperimento che potete fare con Euroclub è iscrivervi voi stessi.
Ricevete i vostri libri omaggio al momento della firma, ma poi non ordinate niente. A quel punto loro vi mandano a casa la Selezione del trimestre, i due libri a prezzo pieno di cui dicevo sopra. E qui sta il bello: il pacco che contiene i libri non richiede una firma da parte vostra, vi viene semplicemente gettato in giardino, o lasciato davanti alla porta dell’appartamento. Quindi, non c’è prova cartacea che voi lo abbiate ricevuto.

Se non pagate niente, dopo un mese vi arriva un sollecito di pagamento, poi un altro e un altro, infine una trafila di lettere sempre più minacciose da parte di uno studio legale. Nel frattempo vi sono arrivati a casa altri libri. Poi altri solleciti e altre lettere.

Se siete fortunati e tenete i nervi saldi, vi ritrovate a casa un bel numero di bestseller. Quando vi siete stancati, mandate una raccomandata in cui spiegate che non avete ricevuto niente e gli intimate di lasciarvi in pace, o passerete anche voi alle vie legali. A quel punto probabilmente chiederanno la vostra autorizzazione ad eseguire un’indagine postale. Rifiutate, e andate godervi i numerosi libri che non avete ricevuto. Scialbi bestseller ideali per i regali di compleanno. I libri non li avete ricevuti, è vero, ma… non basta il pensiero?

Friday, November 25, 2005

Post di servizio

Nota ai visitatori di questo blog: avete problemi di visualizzazione? I caratteri sballati? I layout disastrati? I link coventrizzati? Salvatevi finché siete in tempo: passate a Firefox! E' sexy, funzionale, sicuro, e ha un sacco di estensioni che IE si sogna. Non è che ve lo dico perché lavoro per la Mozilla foundation o roba del genere. Non sono neanche un attivista anti-Microsoft. E non sono uno di quei fanatici che per aprirsi la posta elettronica scrive trenta righe in codice macchina. E' che Firefox è davvero ottimo.

Get Firefox!

Avanti popolo (voci in anteprima!)


Alle otto di questa mattina è iniziato l'ennesimo sciopero politico contro il governo Berlusconi, contro la finanziaria, contro l'incertezza della vita e contro le giornate di pioggia.

Fra poche ore verranno rese note dai giornali di sinistra le solite stime grondanti di soddisfazione: Repubblica.it titolerà "un milione contro il governo", l'Unità online "Due milioni contro Berlusconi", Liberazione si atterrà sui "Tre milioni contro la proprietà privata", e ovviamente il Manifesto strillerà a nove colonne "L'Italia contro i padroni e la guerra". Infine, l'inutile giornale della Margherita, con il suo bravo fiore all'occhiello, titolerà un censurabile "Una questione di giustizia sociale", ma tanto nessuno se lo fila, e la giustizia sociale è morta con il comunismo (nel senso che è stato il comunismo ad ammazzarla).

Per uscire dalla cerchia dei quotidiani, il sito dei Disobbedienti ritrae un cassonetto incendiato con su scritto "sbirri a morte, vaffanculo", mentre a Indymedia si accontentano del criptico "ricombinazione creativa dei saperi del sub-proletariato contro-ogni-guerra uaaaaaaaaa!". Parole durissime dal comitato studenti contro la Moratti: "per fortuna che c'è 'sto sciopero, che stamattina non c'avevamo proprio voglia di fare un cazzo!". Particolarmente sentita l'adesione del Comitato Scienza e Vita: "Certo che siamo a favore, bisognerebbe scioperare tutti i giorni: chi non lavora non fa l'amore.. e quindi niente aborti".

Fenomenale Beppe Grillo, che con i soldi dei suoi spettatori si è comprato una Ferrari che ha fatto ricoprire di scritte "No alla Coca (Cola)" e con la quale ha sfidato il blocco del traffico.
Luttazzi, sul suo blog, lamenta "Ho chiesto a un black bloc da accendere, e quello mi ha dato fuoco alla macchina. E' stato maleducato, quindi era chiaramente uno di destra travestito". Puntuale Lilli da Pavigi: "Avrei voluto partecipare allo sciopero, ma tanto come europarlamentare non faccio mai un cazzo (e ho la pashmina rossa a lavare)".
Celentano, infiltrato: "Il mio stipendio è rock, ma la Rai, a pagare, è lenta!"

E poi i principali sindacalisti: Epifani, Cigl, "Il governo non ha accettato le nostre proposte, avanti fino alla fine, senza prigionieri!", Pezzotta, Cisl: "Ogni sciopero è giusto, altrimenti sembra che noi sindacalisti non serviamo a un cazzo", Angeletti, Uil: "Stamattina mi sono alzato e mi sono detto: ehi ma piove, governo ladro! E così eccomi qui."

L'Ansa ha appena battuto una raffica di dichiarazioni degli esponenti politici del Centrosinistra: Angius (DS): "E statto fatto nottare al govverno la distanza che ormai li seppara dal resto del paesse", Diliberto (Pdci): "Il paese, la piazza, ma soprattutto l'onorevole e irreprensibile Diliberto, vi dicono: andate a casa!". Poche, chiare parole da Prodi (?): "Bebebebebebé, ma sì... ehm...". Laconico Pecoraro Scanio (Verdi): "Siamo qui a manifestare la nostra piena solidarietà all'alce svedese". Rutelli (Margherita): ma a qualcuno importa davvero cos'ha detto Rutelli?. Telegrafico Fassino (DS): nel senso che sembra un palo del telegrafo.

Fenomenale Bertinotti: "E' un chiavo segnale dei lavovatori al govevno, ovmai sono iniziati i cento giorni di Berlusconi prima di Watewloo. Non lo dice solo il paese, lo dice l'Economist". Quando il cronista gli fa notare che un mese prima il Prc era contro l'Economist per via della Bolkenstein, l'ex sindacalista puntualizza: "E che ne so? Mica ho memoria stovica io: sono comunista".

Scarica la toolbar:

Wednesday, November 23, 2005

Eco-glioni


ATTENZIONE: ci sono gli estremi del cult.
Legambiente grida allo scandalo di fronte all'iniziativa della regione Sicilia di aggiungere un tocco sexy (v. la copertina qui sopra) al calendario destinato a pubblicizzare il parco dei Nebrodi. Per me l'idea è geniale. Tra le misere recriminazioni addotte, quella che il calendario finirà nelle classi di scuola, turbando ignari bambini. Qualcuno mi spieghi a che serve fare pubblicità di questo parco tra i bambini, i quali, in prima media, saranno comunque costretti a visitarlo da qualche circolare ministeriale. Fateglielo portare a casa per il papà, e avrete un'iperbole di visite! Il calendario, dopotutto, il suo tema lo centra in pieno: guardate l'immagine qui sopra e ditemi: quale idea migliore di natura?

POST POST: Contemporaneamente, il bollito banchetta a "Kyoto chiama Italia" in compagnia dell'ad di Enel e di Ermete Realacci, il presidente margheritoso di Legambiente. Molte, come al solito, le perle di pochezza politica e dialettica dell'infervorato discorso di colui che si è autodefinito per l'occasione un "militante di Kyoto". L'articolo di Repubblica che documenta l'incontro oscilla tra l'esaltazione delle capacità oratorie di Prodi e la sua arguzia politica.
Ciò che non riesco a capire è perché Prodi parla di leggi-pro-solare-come-in-Germania a quattro mesi dal decreto 28 luglio 2005, che altro non è se non una legge-pro-solare-come-in-Germania! Prodi si è mai informato sui costi di un impianto fotovoltaico base (che più base non si può: si parte da 8000 €!) e sul tempo che ci vuole per recuperare i costi? (dai cinque ai dieci anni)? Perché parla ancora???

POST POST POST: Il problema della dipendenza energetica dall'estero non è comunque da poco. Il gas e la nafta passano per centrali in gran parte non nostre ed è questo che influisce sul prezzo, più che il costo della materia prima. Le centrali in costruzione in Italia sono comunque molte, di cui alcune molto innovative a carbone (tecnologia all'avanguardia, non roba da prima rivoluzione industriale), e sarebbero di più se qualunque cosa fa il governo non generasse sempre comitati e proteste. Ovviamente su Repubblica
non lo leggerete mai, ma il motivo per cui l'import-export è in deficit è proprio l'energia: tolta questa voce, il resto dell'economia è in netta ripresa.

Saturday, November 19, 2005

Libertà di informazione

Titolo dell'Ansa: "Sventato attacco da ambasciata italiana a Baghdad"

Titolo del Corriere: "Sventato attentato all'ambasciata italiana"

Titolo di Repubblica: "Sventato attentato all'ambasciata italiana"

Titolo dell'Unità: "Evitato attentato contro l'ambasciata italiana?" [link]

Friday, November 18, 2005

Bollettino elettorale/2

Sondaggi telefonici sulle intenzioni di voto alle politiche 2006

Secondo Silvio: Pari
Secondo Repubblica: Unione a +7,5%

Indecisi: 25%


Insomma i sondaggisti di Repubblica chiamano al mattino (e intervistano casalinghe e pensionati), mentre quelli di Silvio si chiamano tra loro..

Tuesday, November 15, 2005

L'alta corte

Monday, November 14, 2005

Silvio si è sniffato un'altro dei suoi sondaggi?

C'è un enigma che da qualche giorno imperversa, infido e celato, tra le dichiarazioni dei politici, quelle riportate dai giornali e quelle degli istituti demoscopici.
Tutto nasce da un passaggio del discorso di Berlusconi (vabbé, tanto per cambiare) agli esponenti di Forza Italia riuniti all'Eur nella sede del "motore azzurro". Il premier, citando generici sondaggi, annuncia che Cdl e Unione sono in condizione di parità. La dichiarazione è fedelmente riportata dai principali quotidiani e trasmessa da pressoché tutti i telegiornali, senza dare seguito (per quanto se sappia) nè a polemiche nè a smentite.
Persino da Repubblica, nessun commento. Qualcosa non quadra: da settimane Repubblica sventola sondaggi in cui l'Unione guarda la Cdl da un podio del 7% più alto.
Questi sondaggi vengono regolarmente riportati anche su sondaggipoliticoelettorali, sconosciuta costola di Palazzo Chigi che riporta le indagini demoscopiche di carattere politico.
Silvio parlava sul serio? A meno di sei mesi dalle politiche può davvero esistere una forbice così ampia tra i risultati dei sondaggi che monitorano le intenzioni di voto?
Chiaro che prima del loro valore pratico (che spesso si è dimostrato molto limitato, vedi Bush), i sondaggi hanno un forte valore di propaganda: tanti votano dalla parte dove di volta in volta "tira il vento".
Fa comodo al Cav. sbandierare sondaggi a suo favore per dare ottimismo ai suoi, allo stesso modo in cui Repubblica fa gongolare i catto-com che vanno alla guerra sotto l'egida di Prodi.
Ciò che non capisco è perchè Repubblica, forte dei sui sondaggi-sette-per-cento-peperepé, non smonti le dichiarazioni di Silvio lifting per lifting, facendo ri-gongolare i suoi fedeli catto-com!
Qui sta il punto: se i sinistri non sbertucciano e spernacchiano Silvio in prima pagina, solitamente è perché non hanno la coscienza pulita e pertanto temono il contrattacco.

Spero che qualcuno mi aiuti a capirci di più...


P.S.
visitate la presa per il culo definitiva di Silvio (via Sorvy):




Il bollito, poverino, non viene neanche considerato degno di un pò di satira mutualistica..

Sunday, November 13, 2005

Ritratto della killer app del millennio da giovane

Questo è il testo della prima pagina web tuttora esistente. Sono passati solo 15 anni.
Questa la prima immagine comparsa sul WWW (bleah):












(clicca sull'immagine per ingrandire)

Wednesday, November 09, 2005

Irgendwann fällt jede Mauer (ehemaliges Mauergraffiti)









(clicca per ingrandire l'immagine)

BrainWash commemora il più grande lavaggio del cervello mai avvenuto.
La verità di queste parole è palesata dall'eco ricevuto dalla Giornata della Libertà: 0. (Anzi, 1). Evidentemente il suddetto lavaggio del cervello è ancora in corso.

Tuesday, November 08, 2005

♥ Tocque-Ville ♥

Ho una richiesta per i deus ex machina di TV: che ne direste di buttare su un bel forum? Personalmente non credo che pregiudicherebbe la discussione sui blog, sono convinto piuttosto che gioverebbe molto alla vitalità della community...

Sempiternamente Vs.,
Brainwash

Monday, November 07, 2005

Grazie e altrettanto

Direi che Liberazione ci ha dato a tutti degli imbecilli.

Da Clichy-sous-bois a Bologna il passo è breve

Non voglio entrare nel merito delle isteriche affermazioni di Prodi. L'opposizione d'altronde ha manifestato più e più volte la sua schadenfreude nei confronti del governo (solo per quanto riguarda l'Iraq si potrebbe scrivere un romanzo). Il punto è che Prodi ha ragione. E se scoppiassero incidenti anche in Italia non sarebbe colpa delle sue affermazioni (per quanto fuori luogo) e forse oltre un certo punto non si tratterebbe neanche di atti emulativi. No, il vero problema è che se scoppiasse una rivolta in Italia, a difendere i rivoltosi ci sarebbero, mischiati tra le loro fila, tutti quegli esponenti politici che a Bologna e in tante altre occasioni hanno dimostrato che il rispetto della legalità è solo uno dei mezzi per raggiungere il loro scopo (e nemmeno il più importante).

Sunday, November 06, 2005

PRO.D.I. (PROgramma Democratico Inesistente)

Però vincerà lo stesso le elezioni, almeno stando ai sondaggi.
(che comunque hanno il valore che hanno e dovrebbero lasciare il tempo che trovano)

PRO.DI. (PROgramma DIabolico)

Prodi parla di "progetto di riformismo organico, quasi radicale" che lui a capo del governo sarebbe in grado di attuare in quanto non ha "pesi sulle spalle". Certo, a parte i principali nemici del riformismo in Italia: i Comunisti Italiani, Rifondazione Comunista, i Verdi, e parte dei Ds. Figuriamoci se Romano avesse avuto qualche peso...

Saturday, November 05, 2005

Riflessione/3

Sì, è cambiato qualcosa: il carattere Georgia (brutto, microsoftiano, anni '80) è stato sostituito, nel titolo, dal suo cugino ad alta leggibilità Tahoma (anonimo, microsoftiano, ma rigorosamente 2000).

Riflessione/2

1) Non sono un giornalista.
2) Sono quanto di più casereccio e faidaté vi assomigli: un blogger.
3) La mia fonte principale è internet, e la quantità di informazioni che riesco a ricavarne è direttamente proporzionale alla mia esperienza (e al mio arbitrio).
4) Ovvio, se ci pensate, i blog sono l’esaltazione dell’ipertesto e del deep linking, e un faidaté i giornali se li paga e se li suona a purissimo titolo personale.
5) Quindi non ho una sterminata mazzetta ad attendermi sulla scrivania al mattino.
6) E pertanto faccio in genere affidamento alle versioni on line dei principali quotidiani nazionali.
7) In quanto se voglio informarmi di un fatto di politica interna recente questi restano la fonte migliore (oltre che la più immediata).
8) Peccato che non sia vero.
9) Perché i giornali italiani in rete fanno pena.
10) Ovviamente, con poche onorevoli eccezioni.
11) Ma per il resto è tutto tette-culi-juve-mare, e SOPRATTUTTO…
12) … mi fa proprio incazzare che non ci sia un organo, un ente, un ministero, un Bruce Willis, che metta Repubblica al palo e la costringa a pubblicare in prima pagina la smentita delle pietose castronerie che propina ai suoi lettori (pace alla coscienza politica loro).

Riflessione/1

Ammettiamo che domani i blog diventino a pagamento (normalmente seguirebbe –ma vi grazio– lunga serie di servizi on line prima free e poi stoppati al culmine del successo da perniciosa procedura di iscrizione/limitazione/estorsione/ecc.): che ne sarebbe di Tocque-Ville, del mondo, di noi tutti? Non è un’ipotesi assurda, rifletteteci.

Il titolo di questo post non ha importanza (beh, neanche i contenuti)

Che palle. Una settimana lontano dal mio adorato blog. Uno si fa in quattro per dare consigli a tutti i distratti che dimenticano il cervello nella tasca dei pantaloni, quelli che poi finiscono regolarmente in lavatrice per intenderci, e poi si deve astenere da detta prodigazione proprio nella settimana più cool dell’intero anno (dopo quella, memorabile, in cui dopo aver pubblicato una foto della nipote di Bush, guardando i referrers ho scoperto perché su Macchianera mettono tutte quelle foto di gnocche). Mi mangerei il fustino di detersivo del logo dalla rabbia!

Mi sono perso la prima uscita ufficiale di TocqueVille, nell’esaltante contorno della prima contestazione Radical Chic vs. Radical Shi’a che questo dopoguerra ricordi (fermi tutti! Ho capito perché così tanti catto-com hanno partecipato: senza Israele, contro chi girotondano e giramentodipallano poi?)

Mi sono perso quei burini che protestano contro l’alta velocità in Piemonte. Siano avvisati, comitati e comitatucoli rifondaroli e pecoraroscanoidi (ma odio ripetermi): se mai mi tornasse in mente la sciagurata idea di andare in Francia, prossimamente, mi vengo a prendere le vostre macchine e non mi fermo finché non riesco a farmi la pianura padana in quattro ore esatte!

Mi sono perso i simpatici e per nulla faziosi editoriali dei giornali italiani che si sono dimenticati di dire che i buontemponi che bruciano macchine e scuole a Parigi sono musulmani (imperdibile Repubblica: la colpa della morte dei due ragazzi, che ha dato il via ai riots, era dei poliziotti che li inseguivano)

E poi ce ne sarebbe per post e post, ma direi che per oggi "simm’ a post".