...E ANDIAMO AVANTI!...E ANDIAMO AVANTI!Fratelli d'Italia

Saturday, October 29, 2005

La legge è uguale per tutti (ma alcuni sono meno tutti degli altri)

Perché quando un magistrato imputa un qualche reato a Berlusconi è un 'coraggioso' e quando poi Berlusconi viene assolto vuol dire che 'si è comprato il processo'?

PS.: "Non posso venire. Faccio il presidente del Consiglio. Verrò dopo."
Poi dite che Berlusconi non è simpatico..

Tuesday, October 25, 2005

Questa non è più politica, è uno scontro di civiltà

Qui potete leggere qualcosa di illuminante sulla fetta di torta bertinottiana nel progettato governo Prodi. Leggere e angosciarvi.
Orpheus

Monday, October 24, 2005

Fermate la Moratti!! (per ringraziarla)/2

ATTENZIONE: post lungo per gli standard di questo blog. Perciò stringete i denti e leggete. Domani è il giorno della votazione alla camera della legge sul riordino dello status giuridico dei docenti. Domani i burini di mezza Italia spostano le occupazioni dalle università ai treni diretti a Roma (perchè, come si sa perchè l'ha detto Cossutta, i comunisti sono per la legalità).

Per fortuna non tutti per esprimere le loro idee sentono l’obbligo di occupare e imbrattare le aule e gli androni degli immobili statali. Non tutti smaniano per mettersi la kefiah da festa e la maglietta buona del Che e scendere in piazza, armati di Manifesto, spinello e striscioni. La maggior parte degli studenti non si riconoscono in questi sedicenti collettivi, comitati e assemblee degli studenti.

Non c’è stato nessun golpe in parlamento: non è vero che il governo ha tirato dritto e che le proteste non sono state ascoltate: ma in quanto minoritarie, hanno avuto un peso minoritario. I principali sindacati dei professori (USPUR e CIPUR), infatti, pur esprimendo riserve su alcuni punti, sono sostanzialmente a favore della riforma. Da chi è composta allora la minoranza non silenziosa che si straccia le vesti e incoraggia i giovani a occupare e girotondare?

In prima fila ci sono naturalmente i Magnifici Rettori, e molti professoroni a cui ormai neanche una bomba toglierebbe il posto fisso. I primi protestano per mantenere gli altrettanto Magnifici stipendi, nonché la facoltà di fare quello che gli pare a trecentosessanta gradi, all’interno del loro piccolo regno. I secondi non vogliono rinunciare (li posso capire) ad assenteismo immotivato, assenza di orario di lavoro, compatibilità con l’appartenenza a qualsivoglia associazione politica o cda, oltre alla possibilità di svolgere consulenze d’oro e qualunque altro lavoro, il tutto, ricordiamolo bene, SENZA MAI RENDERE CONTO A NESSUNO del loro operato. Nessuno va mai neanche a vedere se sono in aula o no.

I ricercatori protestano perché le loro capacità verranno stabilite da un concorso nazionale, e non dai ridicoli concorsi interni ai singoli atenei. Con la riforma dovrebbero impegnarsi sul serio, in assenza (siamo onesti: con il minore peso) di clientele e raccomandazioni. I ricercatori in futuro vinceranno il loro posto, firmeranno un contratto, verranno valutati esternamente agli atenei, e saranno da questi contesi a seconda della loro (certificata) competenza. Ci sarà ricambio, quindi ricchezza condivisa.Non sarà più tutto a discrezione degli organi interni di ogni università e di come si sono svegliati quella mattina.

E’ il metodo applicato in quasi tutti i paesi del mondo, e pare funzionare: i professori si riappropriano della loro rispettabilità e con essi le università, che grazie anche agli investimenti privati tornano a fare ricerca d’avanguardia. Chi demonizza la ricerca che riceve finanziamenti privati in quanto viziata degli interessi di questi ultimi, non merita neanche una risposta.

Oggi professori e ricercatori vedono pagato il loro stipendio dai cittadini. Se un cittadino perde il lavoro, però, se ne deve cercare un altro o è nei guai. Professori e ricercatori non sono diversi dagli altri: se si permette loro di fare (o non fare) quello che vogliono come e quando vogliono, state pur certi che lo faranno.

Ancora: le imprese italiane sono esposte alla concorrenza ferocissima delle imprese di tutto il mondo, giusto? Il mondo accademico, che dovrebbe fornire loro i cervelli per difendersi, rumina nella bambagia dell’intoccabilità. Un po’ di concorrenza lo rivitalizzerebbe: bisognerebbe tagliare le spese inutili, razionalizzare le risorse, cercare di aumentare la redditività e l’appetibilità. Bisognerebbe attirare gli studenti con la garanzia di una preparazione migliore e più vicina alle richieste delle imprese, non con una miriade di corsi di studio triennali dai nomi più improbabili, come provocato dalla riforma del 3+2.

La quale riforma del 3+2, cioè la scomposizione dei vecchi corsi di studio quinquennali in una laurea breve di tre anni più una specialistica di due, è uno dei punti più osteggiati dagli studenti-compagni. Cosa c’entra con il Ddl Moratti? Niente di niente. Il 3+2 è stato un tentativo maldestro della sinistra (ripeto: della sinistra; ripeto ancora per sicurezza: della sinistra) di arginare la piaga degli abbandoni. Un obiettivo peraltro in parte raggiunto, a costo però della qualità globale dell’insegnamento.

La riforma, forse, non sarà sufficiente a risollevare drasticamente le sorti dell'Università italiana. Troppi hanno remato contro, tra cui molti degli stessi che dovranno poi impegnarsi per far funzionare il sistema. Ma andando contro i privilegi corporativi del baronato e aprendo le porte alla concorrenza e all'autofinanziamento, male non si farà di certo. Lo scontro di piazza di domani si accenderà non su temi politici su cui è possibile discutere, ma all'insegna del terrore cieco che sembra attanagliare molti giovani quando sentono le parole "tempo determinato", "mercato", "concorrenza", "merito", "valutazione periodica". Parlassimo di viaggi spaziali precari, manifesterebbero comunque. Certe trite idee da indigestione di statalismo, ossessivamente propinate da certi politici, semplicemente è difficile estirparle.

Infine permettemi di fare una riflessione, a titolo puramente personale, da studente: il sistema scolastico italiano fa pietà. Molti professori fanno pietà. La loro pigrizia, impreparazione e perenne invidia fanno pietà. Le scuole dell’obbligo accorpano ragazzi dotati di livelli di capacità troppo diversi: i bravi si annoiano, i meno bravi non riescono a stare al passo. E cosa si fa? Si mandano avanti tutti. All’università non è poi molto diverso: Molti corsi fanno ridere, anzi piangere. E anche lì la scrematura non è sufficiente. Da quando scuola e università sono diventate istituzioni di massa, c’è ancora confusione su che cosa sia il diritto allo studio. Questo diritto consiste nel mettere tutti nelle condizioni di studiare, non di venire promossi sempre e comunque anche se non si fa niente.

Io sarei meno inflessibile con il numero chiuso, ma vincolerei l’ammissione al superamento di un esame iniziale cattivissimo. Per tutte le facoltà, per tutti gli studenti. Negli Stati Uniti i test di ammissione, e talvolta l’intero curriculum scolastico, ha un peso notevole anche su quanto si dovrà pagare. I giovani sono sotto pressione da quando hanno dodici anni in vista dell’esame di ammissione all’università. In Italia frequentare o meno fa lo stesso, metterci cinque o dieci anni è uguale, e trovare un lavoro alla fine della gita fa rimpiangere di non averlo cercato dopo il diploma.

Sunday, October 23, 2005

Guia Soncini

Friday, October 21, 2005

Fermate la Moratti!! (per ringraziarla)/1

Se, passeggiando per Roma o Milano, vi capitasse per caso di incontrare Letizia Moratti, fermatela subito, e ringraziatela. Le riforme promosse dal suo Ministero, infatti, sono azzeccate e coraggiose. Vanno a beneficio degli studenti, dei genitori, della cultura, del Paese.

Lo so, è difficile crederlo, con tutti quei giovani 'compagni' di scuola che, ligi al loro dovere di bravi militonti occupano da giorni licei e facoltà universitarie, dimostrando così, secondo i media di sinistra (quasi tutti) "il disagio di un'intera generazione di giovani" di fronte all'ennesimo smantellamento delle istituzioni operato da Berlusconi. Ma intera generazione di giovani dde che?? Non cascateci. I giovani non sono mica tutti così.

Seguite il ragionamento: la destra rappresenta la realtà, la sinistra rappresenta il sogno. I giovani sognano più di tutti. Molti purtroppo diventano marionette nelle mani dei Bertinotti, dei Caruso, dei Casarini. E poi occupare è divertente, vai via di casa per un po’, fai gruppo, sei libero di ubriacarti e fumare erba senza che nessuno ti dica niente. Gliel’hanno detto i professori che la legge distruggerà l’università, e loro ci sono cascati.

E’ l’ennesimo rigurgito di ’68 bollito, svuotato e ipocrita, solo che questa volta i sessantottini stanno in cattedra, a organizzare gli studenti in squadracce che difendano i loro privilegi corporativi. In quanto intoccabili, i baroni possono decidere di remare contro qualsiasi tentativo di riforma che attacchi il loro piedistallo. Se non vogliono che una riforma passi, indottrinano i militonti a occupare e girotondare. Se la riforma passa comunque, loro non la applicano. E il sistema si inceppa.

Questa volta hanno paura, perché con delle regole meritocratiche non ci si può più permettere di venire a lezione tre volte in un anno e fare propaganda invece che insegnare. (continua)

ElettroshockPolitik/prima puntata

Non sarà un giudizio obiettivo ed equilibrato il suo. Il suo approccio alla questione non sarà forse politicamente corretto. La sua non sarà probabilmente un'analisi che verrà ricordata per la finezza delle sue argomentazioni. Però il post di Valker sulla ElettroshockPolitik di Celentano è una piccola opera d'arte e pertanto va letta assolutamente.

Thursday, October 20, 2005

Rossi (di vergogna)

Domani post sul Dll Moratti. Per mettere le cose in chiaro

Wednesday, October 19, 2005

David Letterman

"New Orleans ha dato il benvenuto alla prima bambina nata dopo Katrina. E' stata chiamata Fema, perché è arrivata dopo 9 mesi!"

Saturday, October 15, 2005

Così li freghiamo

Domani tutti alle primarie. A votare per Bertinotti.

In morte del conflitto di interessi

All'inizio del TG1 delle 20, nel momento di massimo share assoluto della televisione italiana, Roberto Benigni, presente in studio apparentemente per parlare, a fine telegiornale, del suo film anti Bush, ha rubato la scena al conduttore per "rassicurare" gli italiani che non era stato Follini a dimettersi, ma Berlusconi. La colpa qui, badate bene, non è affatto di Beningni, ma della Rai: è che tutti quei corridoi anonimi, e le porte degli studi del TG1 e del TG3 che sono uguali..

Sunday, October 09, 2005

E gli sciacalli?

Attendiamo con trepidazione che i soliti sciacalli accusino gli Stati Uniti di non aver speso abbastanza per il Pakistan colpito dal terremoto. Attendiamo.

P.S. Dall'11 settembre in poi Bush ha cancellato più di 5 miliardi di dollari di debito estero pakistano, mentre nei prossimi cinque anni sono previsti aiuti e finanziamenti per 3 miliardi di dollari. (700 milioni di $ solo quest'anno). Il Pakistan ringrazia inoltre per le noccioline provenienti dall'UE.

Friday, October 07, 2005

Nell'indifferenza dei mezzi d'informazione

Nascono i Riformatori Liberali di Benedetto della Vedova e Marco Taradash. Auguri.

Thursday, October 06, 2005

Il Professore matto

In un'intervista al Corriere di oggi, Romano Prodi traccia la sua linea di governo in caso di vittoria alle politiche del 2006. La politica estera è ovviamente il piatto forte: "occorre definire quali tipi di intervento armato possano essere considerati giustificati. Stiamo parlando di genocidio, guerra civile, aggressione a uno Stato sovrano, atti di terrorismo". Bene, Prodi è d'accordo col l'invasione dell'Iraq. C'era il genocidio, il finanziamento del terrorismo palestinese, la violazione dell'embargo sulle armi. Macché: "In nessun modo l’uso della forza può essere giustificato per risolvere una controversia internazionale o determinare un cambio di regime in un altro Stato". Insomma, era giusto fare la guerra ma bisognava lasciare al potere Saddam? No, "l’intervento in Iraq non rientra in queste categorie, e va considerato tanto ingiustificato quanto illegittimo. A differenza da quello in Afghanistan, anche se pure lì nel post-intervento la politica ha fallito". E' la solita storia dei kattivi Amerikani che prima uccidono un milione di bambini con l'embargo (Onu) e poi altri centomila con le bombe, devastando un paese che un tempo era felice e prospero, e invogliando la gente comune a farsi saltare in aria. D'altronde, secondo Prodi é "la miseria che alimenta il terrorismo", ma magari era l'Anp di Arafat che stornava gli aiuti europei nel terrorismo, magari sono i ricchissimi capi fondamentalisti Sauditi che comprano l'esplosivo e le armi, Prodi ci ha mai pensato? Ma sentite cosa dice a proposito dell'esportazione della democrazia: è d'accordo? certo, "purché si tratti di una esportazione pacifica. Come potrei non essere a favore, del resto, sapendo bene che nessuno ha esportato tanta democrazia quanto l’Unione Europea." Incredibile, Prodi scambia l'assistenzialismo buonista della sua commissione con la democratizzazione di quei dieci paesi che, guarda caso erano già democratici, al momento di entrare nell'Unione Europea. Ma "il mondo sta cambiando e ridiventerà multipolare restituendo all’Europa un ruolo di primo piano." Io mi auguro che sappia qualcosa che noi non sappiamo, perché pensare che questo è candidato alla presidenza del consiglio mette paura. E la crisi in cui versa l'Europa? Come se ne esce? Prodi si affida a un gruppo di saggi che prepari il rilancio, e vuole modificare la costituzione in modo che venga approvata in Francia e in Olanda.
Prodi, il pupillo democristiano di De Mita che "sono nato col maggioritario e morirò col maggioritario". L'uomo che da presidente dell'IRI ha svenduto la Cirio ai suoi ex datori di lavoro, la Italgel alla Nestlé a cento miliardi in meno di quanto gli veniva offerto dai concorrenti, l'uomo che ha regalato due banche a Cuccia senza accorgersene, o l'Alfa Romeo alla Fiat (che pagherà solo otto anni dopo e 400 mld in meno di quanti ne aveva offerto la Ford). E si potrebbe continuare con Telekom Serbia, Sme, Eurostat... Bello, peccato che sia anche vero.

Wednesday, October 05, 2005

«Mongolo, spastico, asilante, ebreo!»

Ebrei e Armeni.
Cristina Cattaneo su La Gazzetta di Sondrio, 27 settembre 2005.
Esperimento, ShockAndAwe

Ma i Serbi non sono andati in Iraq

E' stata completata la lista dei soldati serbi presenti al massacro di Srebrenica nel 1995.
BBC

LASCIATE APERTE LE PORTE DELLA CITTA'

Ho grande rispetto per le immense fatiche di quanti hanno permesso che questa bella città esistesse, e quanti ogni giorno donano il loro tempo perché continui ad esistere. Si tratta di un sacrificio davanti al quale ogni "colono" dovrebbe manifestare il suo ringraziamento, la sua stima, il suo appoggio agli interessati. Per quello che avete fatto e continuate a fare, io vi stimo e vi ringrazio.

E' in forza di questa stima che nutro per voi che mi dispiaccio quando sbagliate.

Ho sempre visto TocqueVille come una sorta di Mayflower. A bordo dei coraggiosi, a ricoprire la nave di gloria traendola in salvo dalle mille insidie del mare e imparando a convivere in uno spazio stretto e a condividere ciò che hanno. Persone animate da una risoluta, testarda ostinazione a realizzare il proprio sogno. Non è per niente facile far nascere una comunità del genere, tenerla in vita, mantenerla prolifica come produttrice di pensiero. Ora di colpo mi sembra che tutto ciò non ci sia più.

Ero convinto che l'unico modo che la nostra città avesse di sopravvivere fosse aprirsi a più dibattiti possibili, non feudalizzarsi sulle poche verità di fede condivise dai più e mettervi a guardia un numero ancor più esiguo di fedelissimi.

Credevo che la cosa più pericolosa per la città fosse che la paura prevalesse e spingesse gli abitanti a sollevare il ponte levatoio, relegando i problemi e le minacce al di là del fossato, e condannando se stessi a credere a chi la verità diceva di averla trovata, non a chi diceva che la stava ancora cercando.

Credevo, insomma, che l'appellativo "città dei liberi" si riferisse a tutti i cittadini, non solo a quelli che si sentono più uguali degli altri.
TocqueVille è nata da una miriade di idee diverse, e proprio da questa diversità trae la sua forza, la sua spinta propulsiva.

Comprendo bene la paura di chi ha costruito questa città e teme di vederla crollare in seguito a una guerra civile tra i TocqueVilliani della prima ora e i cosiddetti "infiltrati", oscuri individui che dimostrano di non condividere molti o tutti i princìpi fondatori della città. Ma proprio questo è il punto. Quale modo peggiore di corrompere lo spirito originario, quello spirito che ci animava tutti e tutto questo ha reso possibile, di procedere ad arbitrarie epurazioni contro chi non la pensa come noi?

E' vero, alcuni cittadini non hanno nulla a che fare con questo spirito. Alcuni cittadini, fuori di testa, si iscrivono per "monitorare" gli altri cittadini, non sapendo evidentemente che i nostri blog e la nostra comunità sono perfettamente visibili a tutti anche senza iscrizione.

Alcuni cittadini, brevemente, forse non meritano di essere cittadini. Ma non abbiamo il diritto di urlare "Al rogo, al rogo!". Non ne abbiamo il diritto perché, se crediamo veramente in questo progetto, sappiamo anche che silurare le critiche interne significa soltanto erodere la vitalità che rende TocqueVille veramente libera. Decretarne la condanna a morte. Oggi si caccia il rosso e il fascista, domani è il turno del libertario messo in minoranza, e forse un giorno i cittadini rimasti avranno il fiato sul collo perchè non scrivono abbastanza spesso, abbastanza liberale, abbastanza allineato. Questa non è la strada giusta.

E' giusto mettere delle regole, così come sarebbe giusto accettare un'iscrizione previa "firma" di alcuni princìpi comuni. Che questi princìpi costituiscano un impegno per i cittadini, che lascino spazio al dibattito, che tutti li sentano propri. Stabiliamoli, ed esponiamoli tutti sulla homepage delle nostre "case". Quali princìpi? Atlantismo e liberalismo? No: libertà di opinione, uguaglianza di tutte le persone, ricerca dei fatti, innanzitutto. Pensiamo che qualcuno la pensi troppo diversamente? Cerchiamo di capire quali sono le sue idee e perché ne vada fiero, prima di sbatterlo fuori come persona-non-grata. Chi ha paura delle idee degli altri? Chi non ha argomenti validi per difendere le proprie.

E' sicuramente il modo di affrontare la questione più lungo e difficile, ma è l'unico che paga davvero. Basta con questa ossessione al pensiero di come la comunità venga vista dall'esterno, come se fosse imminente la visita dell'amministratore e dovessimo nascondere la polvere sotto il tappeto, gli scheletri nell'armadio. "Si, abbiamo tra noi un fascista e tre comunisti.", "No, non ci pensiamo neanche a cacciarli", "Non ci rappresentano, ma vogliamo capire le loro idee". Questo ha senso. Questa è TocqueVille.

Che cosa rende un cittadino tale? L'iscrizione? No. E' il partecipare a una discussione continua, è l'iterazione, è il confronto. Se mancano queste cose, se ci si isola o si è isolati, non ha senso restare in città un minuto di più.

Siete d'accordo? Avete da dissentire? Parliamone.