...E ANDIAMO AVANTI!...E ANDIAMO AVANTI!Fratelli d'Italia

Friday, July 29, 2005

Brainwash goes à la plage

Tuesday, July 26, 2005

No more "submission"
















Condanna a vita per l'assassino di Theo Van Gogh, Mohammed Bouyeri. L'Olanda rialza la testa dalla sabbia.

Monday, July 25, 2005

Allah li fa e poi li accoppa.

Wednesday, July 13, 2005

Perché il terrorismo ha perso la sfida di Londra

Oggi ci sembra di vivere all’apice dell’orrore. Ma quando mai? Esattamente dieci anni fa, l’11 luglio, bande di cristianissimi serbi guidati dal generale Ratko Mladic trucidarono in poche ore un po’ più di ottomila maschi musulmani tra i dieci e i settant’anni, in modo da estinguerne il seme, che non si riproducessero mai più sul suolo di Srebenica. Poi con le ruspe ne fecero a pezzettini i cadaveri, per nascondere il misfatto. A difendere le vite di quei poveri fedeli dell’Islam c’era la Comunità Internazionale nella sua forma più irenica e multilaterale, l’Onu: seicento soldatini olandesi, che i serbi schernirono fino a rubar loro le divise, per attrarre meglio le vittime tra le loro sanguinolenti fauci, come i lupi di una moderna favola di Cappuccetto Rosso. Sapete come si mise fine alla barbarie: con una guerra. Ci volle quel genocidio perché Clinton convincesse l’America e l’Europa che ce ne voleva una. Finì con l’esercito croato, armato e addestrato dagli americani; finì con l’artiglieria inglese e francese e con l’aviazione a stelle e strisce. Certe volte la guerra è la soluzione del problema. Certe volte no.
La guerra in Iraq, in tutta evidenza, non ha risolto il problema del terrorismo islamista. Però la cosa più stupida che si sente dire, ora che è passato per King’s Cross, è che quel terrorismo è stato rafforzato dalla guerra in Iraq. Rafforzato? Il terrorismo aveva dato una dimostrazione di forza finora ineguagliata e forse ineguagliabile l’11 settembre a New York, come si può dire che si è rafforzato? L’attacco a Londra è un pallido ricordo di quella geometrica potenza e perfino di altre più casarecce geometrie. Fare il conto delle vittime è per noi un esercizio macabro, perché per noi ogni vita le vale tutte. Ma loro lo fanno il conto. E sanno che in un solo pub di Birmingham, con una sola bomba, l’Ira uccise 21 persone; e in un mercato di Omagh, con una sola bomba, ne uccise 29. Questo è ciò che possono permettersi oggi: dalle migliaia di morti delle Twin Towers, alle centinaia di Madrid, alle decine di Londra, la parabola terrorista, in termini di sofisticazione, pianificazione, spettacolarità, efficacia, è in precipitosa discesa. Sarà anche il frutto della bonifica dell’Afghanistan? Sarà anche il frutto del containment di Baghdad? Chissà.
Certo, le metropoli sono vulnerabili. Se non hai la forza di attaccare la Tour Eiffel o il Colosseo, puoi sempre depositare una borsa nel metrò e far fuori un pugno di pendolari. Non costa niente, e nessuno ti può fermare mentre lo fai, se non ti ha fermato prima che uscissi di casa. Ma le metropoli sono anche organismi estremamente resistenti, flessibili come un muro di gomma. Si ammaccano, e nel giro di poche ore riprendono la forma di prima. Non c’è verso di spaventare la gente al punto tale da farle cambiare vita. L’attaccamento alla vita è una debolezza, nell’immaginario dei kamikaze; ma l’attaccamento alla vita collettivo, di un’intera civiltà, è un bel problema per chi ama la morte. Non c’è caso conosciuto di una città che si sia arresa al terrore, nemmeno a Gerusalemme la gente rinuncia ad andare al ristorante, in discoteca, in sinagoga o in moschea. Se anche al Qaeda riuscisse a tenere questo passo, gli ci vorrebbero secoli per farsi il suo califfato.
Molti analisti sostengono che oggi il terrorismo è più debole: un corpo decapitato, che non risponde più agli impulsi di un cervello centrale, in affanno di soldi e tecnologie, ridotto ad appaltare in franchising a bande locali il più tradizionale dei giochi di morte, un chilo di esplosivo e un timer. Vorremmo azzardare qualcosa di più: il terrorismo ha perso la sfida di Londra, che se l’è scrollato di dosso con un’alzata di spalle, della serie: «so what?». Appena un anno fa aveva spettacolarmente vinto a Madrid. A Londra ha osato attaccare la più grande città islamica d’Europa, e stavolta perfino Hamas ha emesso una dura condanna. I londinesi non hanno ceduto di un millimetro alla xenofobia, di crociati a Russell Square proprio non se ne vedono. Non si vedono nemmeno i vagoni del Tube squarciati, a dire il vero, in una sublime nemesi della censura: e che cosa resta del terrorismo senza un Ground Zero?
La società orwelliana l’ha inventata un inglese. E forse - ahinoi - è proprio questa la strada. Abbiamo più microspie, più videocamere, più satelliti, più tecnologia, più consenso di loro. Usiamoli, senza confondere la difesa delle nostre libertà con la difesa della nostra vita, che tra le libertà è la numero uno. A quelli che chiedono meno bombe intelligenti e più intelligence, meno soldati e più 007, una sola raccomandazione: poi non vi lamentate se espelliamo senza processo, se intercettiamo senza autorizzazione, se interroghiamo senza complimenti. O la guerra si fa in casa loro, o si fa in casa nostra. L’unica cosa che non si può fare è non farla.

Il Riformista

Friday, July 08, 2005

Diliberto medita di farmela pagare (dagli stat di Brainwash)

United we stand, divided we fall

Hanno attaccato Londra. Come i nazisti. E tali sono.

1) Hanno attaccato Londra. Come i nazisti. E tali sono.

2) Sembra non essersi trattato di kamikaze. Un altro attacco finemente politico, dunque, tale e quale Madrid. O forse Osama inizia ad essere a corto di militonti.

3) Ma se pensano di aver intimorito gli Inglesi, vuol dire che li conoscono male.

4) Temo al pensiero di ciò che direbbero i soliti sinistrati pacifinti in caso di un attacco all’Italia. (amplificate cento volte le cazzate che dicono adesso)

5) Quando i morti sugli autobus non sono israeliani, ci si ricorda finalmente che sono persone.

6) Se morirò in un attacco terroristico, vendicatemi.