...E ANDIAMO AVANTI!...E ANDIAMO AVANTI!Fratelli d'Italia

Friday, June 10, 2005

Proteggere la vita

Copio e incollo dal grande DAW questa triste storia di ordinaria follia. Ricordate tutti: la legge 40 tutela la vita! Fidatevi di chi di gravidanze se ne intende più di ogni altro! I medici? No signora, i parroci!

Repubblica Salute ha pubbicato ieri un'emblematica lettera scritta da una donna che ha tentanto la fecondazione con la Fivet. E' una testimonianza molto toccante: qui non si tratta di slogan, o di freddi numeri, niente di tutto questo. Qui c'è una donna, con un grave problema ma con una grande speranza, e una legge che le complica la vita.

Sono una donna di 31 anni, che cerca un figlio da 4 anni. Alla mia prima Fivet (dopo altri tentativi) era già, purtroppo, in vigore la legge 40. Mi sono stati prelevati 3 ovociti e per mia sfortuna si son creati 3 embrioni, si sfortuna perché se fossi una donna oltre i 35 anni o con dei problemi ormonali, questa prospettiva sarebbe stata una manna con le restrizioni della legge, ma per la mia giovane età clinica e la mia buona situazione ormonale è stato l'inizio della mia tragedia, perché ora c'è l'obbligo di impianto di tutti gli embrioni e non ho potuto chiedere di tenermi crioconservato il terzo embrione per una prossima inseminazione. Quindi con mia ingenua ignoranza mi sono stati inseriti tre embrioni, pensando che tutto sarebbe andato bene.

Alle mie beta positive ero al settimo cielo, era la prima volta in 4 anni che finalmente ero incinta, una notizia stupenda, per me, per mio marito, per i miei parenti: le beta erano molto alte. Sono andata raggiante alla mia prima ecografia per vedere quante camere gestazionali avevo. Il dottore sbianca e mi fa "signora ci son ben 3 camere gestazionali", lei ha una plurigemellarità, mio marito sbianca, io non so se essere felice o piangere, mi vengono spiegate tutte le conseguenze che comporta tale gravidanza, i rischi per me e per i bambini, il mondo inizia piano piano a crollarmi sotto i piedi, mio marito non ne vuol sapere di farmi correre certi rischi, vuole che io prenda una decisione, almeno per dare una sicurezza in più ai nostri bimbi e quindi di prendere la terribile decisione dell'embrioriduzione.
Io al momento non ne voglio sapere, ma poi tra alti e bassi, tra una crisi isterica e l'altra (il mio stato psichico ormai era ad un bilico) cedo ed andiamo a parlarne con il ginecologo, il quale gentilmente mi fa notare che se anche la decisione è stata sofferta, dal punto di vista della mia cartella clinica è stata la scelta più giusta e si offre di cercare il centro italiano più idoneo per questa tecnica. Entrambi chiamiamo ospedali per fare questa richiesta, abbiamo chiamato da nord a sud e tutti ma proprio tutti i centri ci dicono che da quando è in atto la legge 40 questa tecnica è stata vietata per chi è rimasta incinta tramite PMA e che l'unica scelta italiana è o abortirli tutti o nessuno; un ginecologo siciliano mi fa presente che una sua paziente tramite giudice è riuscita a Cagliari a far praticare questa tecnica, ma a questo punto non me la sento più, non riesco a sopportare anche il peso di dover andare in tribunale...A questo punto io e mio marito decidiamo di lasciar perdere, di affidarci alla provvidenza e sperare di essere una di quei rari casi che una donna oltre i 30 riesca a portare a termine ed in sana salute una plurigemellarità...
Purtroppo questa storia non finisce qui, alla fine della 12esima settimana muore uno dei tre gemelli (uno dei rischi al quale in teoria ero preparata, ma del quale non si è mai realmente preparati). Di solito viene riassorbito o espulso, con me questo non accade, lui resta lì per un mese intero e cosa fa? Inizia ad imputridire. Naturalmente a questo punto si crea un'infezione che corrode i sacchi degli altri due fratellini, alla 18esima settimana ho la rottura delle acque, corro in ospedale disperata, distrutta, cercando dentro di me tutta la forza che devo avere per cercare di salvare questi due bimbi, resto con le gambe all'aria ed intanto prego, spero, ma loro non riescono a richiudere i sacchi, l'acqua continua inesorabilmente ad uscire, e loro pian piano si trovano sempre più schiacciati dal loro sacco vuoto... alla 19esima+5 scopro il dolore del parto, inizia un travaglio lungo 4 ore con tanto di doglie... ed alla fine non ce l'hanno fatta, sono usciti troppo presto.

Provo dolore e rabbia. Se non mi avessero impiantato 3 embrioni tutti in un colpo questi rischi non ci sarebbero stati, se avessi potuto fare quella terribile scelta alle prime settimane dell'embrioriduzione, non sarebbe morto così avanti con il tempo, non ci sarebbe stata infezione, probabilmente era destino, ma almeno avrei avuto una possibilità in più che questa legge non mi ha permesso. Ormai son passati 3 mesi dall'aborto e credevo di essere riuscita a superare un po' il mio dolore. Ma resta il fatto che i dottori per mal interpretazione della legge 40 non mi hanno permesso di praticare l'embrioriduzione, togliendomi l'unica speranza di salvarne almeno 2.
Il peggio di tutta questa storia è che mi sento sbagliata, mi sento sporca, mi vergogno per tutto quello che mi è accaduto, mi sento violentata da questa legge, eppure tutti questi sentimenti di sporcizia e vergogna dovrebbero provarli coloro che mi hanno messo in una difficile scelta prima ed in una dura agonia di perdita dopo...
Ora voglio solo girare pagina ed andare avanti, i miei tre piccoli angeli sono in cielo, ma non auguro a nessuno di soffrire di infertilità e di dover perdere una gravidanza in questo modo a causa di questa legge che ha ucciso i miei bambini.
F. S. (lettera firmata)