...E ANDIAMO AVANTI!...E ANDIAMO AVANTI!Fratelli d'Italia

Monday, May 23, 2005

Oswaldo Payá, un uomo libero

La premessa di Oswaldo Payá era stata: «Non posso dirle troppe cose, ogni parola è un pericolo». Ora che bisogna scriverla, l’intervista, e che è già costata l’espulsione a chi l’ha fatta, la prudenza è doppia: non si può far dire al capo storico della dissidenza anticastrista, premio Sakharov 2002 del Parlamento europeo, candidato al Nobel per la pace, tutto quello che ha detto. Il perché l’aveva spiegato lui: «La mia vita in questi tre anni è diventata ancora più dura. Da quando gli americani sono distratti dall’Iraq, e hanno bisogno di Guantánamo, Castro fa quel che vuole. [...] Hanno incarcerato me e la mia famiglia. La sicurezza dello Stato m’è entrata perfino in camera da letto, mentre dormivo con mia moglie. Controllano i miei tre figli, seguono gli amici. Chi ha contatto con me perde il lavoro. Hanno minacciato il prete della mia parrocchia: volevano che raccontasse quello che gli avevo detto in confessione. Sono andati a controllare la mia biblioteca, per cercare titoli compromettenti». Cuba libro: anche leggere, «a meno che non siano le odi a Castro di Gabriel García Márquez», è un pericolo. Payá Sardinas ha 53 anni, vive così da 36.

«Chi fosse Castro, che cosa fosse il castrismo, l’ho imparato scuola. Ma non per le bugie che ci obbligavano a studiare. Mi scappò una battuta fra compagni. Una cosa ingenua che può dire un ragazzo di 17 anni. Mi portarono all’Isla de Pinos, ci rimasi tre anni. A pulire la canna e a spaccare pietre, dieci ore al giorno. Quando mia moglie era incinta, sono venuti i paramilitari di Fidel e ci hanno picchiato in casa. La mia storia è questa. Mi è servita ad avere una fede più forte. E a esigere che oggi gli altri raccontino meglio la loro, di storia». Gli altri, per Payá, sono gli oppositori che hanno organizzato la riunione anti-Castro del 20 maggio. Non gli piacciono: «I nostri leader sono in carcere, loro no. Io ho un progetto, il Varela, che domanda libertà d’espressione, di stampa, di associazione, d’impresa, oltre all’amnistia e a una nuova legge elettorale: questi dissidenti sono contro il progetto, anzi lo calunniano. Molti di loro, in realtà, sono collaborazionisti del regime. Tre sono chiaramente amici della polizia politica, abbiamo le prove. [...] Payá è un cattolico, guida il Movimento cristiano di liberazione e circa 140 gruppi clandestini anti-Fidel. Dice che Cuba è «uno Stato ateo, anzi laico, solo perché è più facile sottomettere un popolo scristianizzato e senza speranza».

E non vuole dilungarsi su Marta Beatriz Roque, l’economista appena scarcerata che è stata l’anima della riunione del 20 maggio: il regime ha messo in croce il proprietario della casa dove s’è fatto l’incontro, Feliz Bonne, e la suocera di Bonne è finita agli arresti domiciliari, ma per Payá «ci sono troppi sospetti intorno a questa gente perché possiamo fidarci». A Cuba, in teoria, 10 mila firme di cittadini bastano a presentare una proposta di legge. Il Progetto Varela di Payá, ignorato da stampa e tv di Stato, ne ha raccolte in pochi giorni il triplo. Quando è arrivato all’Asamblea Nacional per la discussione, Castro ha interrotto i lavori a tempo indeterminato e ha sbattuto in galera 52 collaboratori di Payá: «Nessuno muove un dito, per loro. Sono dissidenti che non esistono. Nel mondo, passa solo la voce dei cubani di Miami e, ora, di questi signori che hanno mobilitato voi giornalisti e deputati europei. Dall’Italia, ho visto che si sono mossi i radicali di Pannella e di Emma Bonino, voleva venire anche la nipote di Mussolini. Ma questi parlamentari dove vivono? Così, fanno solo il gioco di Castro». Fidel è un argomento che divide la politica italiana... «Io penso che molti non sappiano bene che cosa succede qui. Questa non è una dittatura di sinistra. E’ una dittatura e basta. Ogni volta che qualcuno viene qui a stringerle la mano, o a sostenere i suoi finti nemici, è come se calpestasse la testa dei nostri fratelli in prigione».
(c) Francesco Battistini, Corriere.it

Questo articolo è sostanzialmente il motivo per cui Battistini, inviato a Cuba del Corriere della Sera, è stato incarcerato ed espulso. Questo mentre Rifondazione Comunista ostacola le manifestazioni indette da AN e Radicali presso alcune ambasciate e consolati cubani. E mentre in Italia c'è il boom del turismo con destinazione Cuba. Mandate una cartolina, mi raccomando!
P.S. Per chi non lo conoscesse, segnalo lo straordinario Blog che Baldoni scrisse da Cuba per documentare il suo viaggio-reportage di due anni fa. L'ho scoperto grazie al solito straordinario Milton pochi giorni prima che il giornalista venisse rapito e ucciso (tragica ironia della sorte).

Sunday, May 15, 2005

Nun ce' vonno pasaran!

Tra sinistra e mondo ebraico un problema c'è, inutile negarlo. Gli interventi di gruppi di studenti di estrema sinistra nelle Università di Firenze, Pisa e Torino volti a togliere il diritto di parola ai rappresentanti dello stato israeliano ne sono testimonianza. Io stesso tre anni fa, mentre partecipavo al Gay Pride con la bandiera israeliana (per testimoniare l'atteggiamento aperto di Israele verso i gay), sono stato aggredito insieme a Yasha Reibman (portavoce della Comunità Ebraica milanese) da alcuni giovani dei Centri Sociali. Perchè? Perchè una certa sinistra, che dovrebbe basare il suo essere sui sacri principi della pace e del dialogo, non accetta di confrontarsi sulla realtà israeliana? La giustificazione più comune è quella della "repressione
israeliana" ai danni dei palestinesi. Eppure i massacri della Russia di Putin ai danni dei ceceni non sono nemeno lontanamente paragonabili al conflitto israelo-palestinese, cionostante il diritto di tribuna ai rappresentanti russi non viene negato. E allora qual'è il problema? Forse che la sinistra radicale "sente" solo il problema palestinese? Non credo: in Libano quasi quattrocentomila palestinesi sono obbligati a vivere in campi profughi senza il diritto di comprarsi una casa e con il divieto statale di svolgere 73 professioni. Eppure di questa tragica situazione pochi al mondo (a sinistra e non solo) ne hanno conoscenza. E comunque il diritto di parola dei rappresentanti libanesi non viene messo in discussione. Il problema insomma è Israele e, in particolare, la demonizzazione del sionismo. Nasconderlo sarebbe ipocrita. Cosa fare? per me, che ho sempre aborrito l'uso della forza, non c'è che la via del dialogo. L'esempio recente del sindaco Veltroni che ha promosso il dialogo tra la squadra di calcio ebraica del Maccabi e quella dell'Acilia - resasi protagonista di atteggiamenti antisemiti - rappresenta per me un esempio illuminante. Il dialogo tra i giovani calciatori, ne sono certo, porterà i suoi frutti.
Altrettanto non si può dire del dialogo tra la sinistra radicale e Israele.
Diverse volte Yasha Reibman ha lanciato da Milano iniziative di dialogo con i centri sociali, così come Riccardo Pacifici (portavoce della Comunità Ebraica romana) propose a suo tempo un convegno sul sionismo che vide l'assenso dell'On. Bertinotti. Risultato? nessuno. Tali iniziative, in un modo o nell'altro, sono sempre state fatte cadere nel nulla. Mi pare legittimo ed urgente a questo punto chiedere perchè da parte della sinistra antagonista manchi la volontà di dialogo sul tema del sionismo. Non vorrei infatti che chi associa le strette di mano e la volontà di dialogo dell'On. Diliberto con Hezbollah (che rivendica ufficialmente la distruzione di Israele e del popolo ebraico) all'assenza di dialogo sul sionismo possa giungere a conclusioni inquietanti.

Davide Romano
Segretario dell'Associazione Amici Di Israele

Articolo copincollato da Liberopensiero (v. link). Brainwash vuole bene a Israele. Ma anche ai Palestinesi (quelli moderati, e ce ne sono a bizzeffe, non fossero censurati da eserciti di Edward Said e Dilibertoidi assortiti). Brainwash sta per tornare. Ha passato due mesi a lavare i suoi panni. Ora torna a lavare teste. Stay 2ned.

Thursday, May 05, 2005

Ahi Serva Italia, di dolore ostello! (Non donna di province ma bordello!)

"Cammini tra i palazzoni marroni anni sessanta costruiti a ridosso di una chiesa del duecento, e osservi come quest'ultima sia imbrattata di graffiti. Attraversi la strada e gli automobilisti iniziano un concerto di clacson ed eresie in tuo onore. Vai in centro, e trovi tutti quei giovani vestiti da straccioni con la loro bella kefiah al collo. Stanno lì a ubriacarsi e a girarsi le canne seduti nella sporcizia, circondati da cani randagi e cartelli che associano il ministro Moratti al "neoimperialismo" (sic) e alla Resistenza. A far finta di essere poveri e incazzati, ma qualcuno fa meno finta degli altri.
Fai altri cento metri e trovi altri giovani, vestiti di firma e con la sigaretta in bocca. Alcuni alla ricerca di un bel locale per la sera, altri attaccati al telefono per organizzare tavoli in qualche discoteca. E poi ci sono i metallari, e da qualche parte anche i bravi ragazzi della parrocchia, e un'altra miriade di gruppi e gruppetti, compagnie, capannelli, coppie, che si sottraggono a ogni definizione. Lì in mezzo c'è gente che ascolta Frank Zappa, che sa suonare i Pink Floyd, o che impazzirebbe senza Jazz o senza House music. Ci sono quelli che leggono Nietzsche e chi stravede solo per Bukowski. E chi i libri non li legge, preferisce la Gazzetta dello Sport, o Tex, o il Manifesto.
Ci sono gli immigrati, gli ambulanti, i commercianti, la polizia, gli anziani curvi sotto le borse della spesa e quelli che vanno a passeggio con la dama di compagnia. E le famiglie, e i single, e un traffico infernale, a qualunque ora. Tante Bmw, e Mercedes, e tante, tantissime Fiat. Ogni tanto, una Ferrari. E la coda sulla tangenziale, e i litigi per il parcheggio, e le gite al mare della famiglia Brambilla che azzecca sempre al secondo sia esodo che contro-esodo.
E il calcio. Quello in Tv, quello nei campetti. Il paese con la media più alta di automobili e cellulari per abitante. Quello con più arte e storia di qualunque altro paese al mondo. E che storia. Quella storia che un vero Italiano non ricorda e non rispetta, quella storia che sembra scritta da uno schizofrenico, che neanche sui Romani son tutti d'accordo, non serve andare agli anni Settanta. Quella storia ingombrante che non entra tuttta nei libri, e i libri diventano i più pesanti d'Europa. Stati e staterelli, guerre, carestie, terremoti, eruzioni, inondazioni, terrorismo. L'impero romano. Il papa. Il rinascimento e il risorgimento. Quanta storia dell'arte, quanta letteratura, quanti aneddoti. Il duce. Il nordest. La pasta e la pizza. I dialetti. Le sagre. I gap. Venezia. La mafia. Come fai a non amare questo paese? Sempre in costruzione, o in restauro, o abbandonato, sempre qualcosa che non funziona. Sempre qualcuno che ruba, che sporca, che fa il furbo.
E non dimentichiamo che in Italia c'è l'America. Un'America un po' diversa da quella originale, ma ugualmente autentica, un'idea che da anni dà materiale ai sognatori, ai pazzi, ai visionari. Puoi amarla o odiarla, questa America italiana, ma non la puoi ignorare. Qualcuno si sente colonizzato, posseduto, altri non possono farne a meno. Chi non la vorrebbe, chi ne vorrebbe di più. Chi la fraintende. Chi la vede dove proprio non c'è. Chi non ha capito niente dell'America italiana. Ce l'hanno data o ce la siamo presa? Viviamo nel paese più incasinato del mondo, e che proprio per questo è così bello. Noi Italiani, lasciati da soli, ci mettiamo nei guai. Siamo una terra di eroi, di grandi artisti, ma talvolta anche di grandissimi pirla. Dei pirla dalle mani d'oro. Siamo Garibaldi, Masaniello, Pietro Micca. Ma soprattutto, siamo Mario Rossi."

Brainwash è stato lontano dal suo blog per qualche tempo. Aveva dei problemi da risolvere, bisogno di tempo per riordinare le idee. Non ritrovava se stesso. Credeva di aver perso le palle. Brainwash è uno che cambia idea troppo in fretta e su troppe cose, niente gli basta mai, in fondo non sa nè chi è nè cosa vuole. Ha aperto questo blog e poi l'ha chiuso. Ora forse lo riapre. C'è sempre bisogno di smascherare, coinvolgere, convincere. Di fare il lavaggio del cervello, insomma. Brainwash.

Tuesday, May 03, 2005

E' possibile che brainwash torni presto

I cattivi temono le tue unghie
I buoni si rallegrano della tua grazia
Un cosa così
Mi piacerebbe sentire
Dei miei versi.

B.B.